Un autovelox (foto di repertorio)
Un autovelox (foto di repertorio)

Grosseto, 5 febbraio 2019 - Non è sufficiente che l’autovelox sia stato tarato e sia stato sottoposto alle verifiche periodiche previste dalla normativa, ma deve essere dimostrato che il suo posizionamento durante il servizio fosse perfettamente parallelo al piano stradale e anche perfettamente parallelo alla corsia transitata dai veicoli. E siccome queste ultime due condizioni non sono state dimostrate, il giudice di pace di Grosseto ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato che difendeva un automobilista multato e ha annullato il verbale emesso dalla Polizia provinciale di 543 euro e, di conseguenza, tutte quante le altre sanzioni accessorie, come la decurtazione dei punti dalla patente di guida.

Tutto prende il via dalla «foto» scattata dall’autovelox mobile che la Polizia provinciale aveva sistemato sull’Aurelia, nel tratto che attraversa il territorio del comune di Magliano, contestando poi al conducente il superamento di 51 chilometri del limite consentito il quel tratto. Multa, dunque, piuttosto salata: 543 euro.

Ma l’avvocato – ricordando anche tutti i controlli ai quali deve essere sottoposto l’autovelox – solleva anche una questione di fisica che, alla fine, la Polizia provinciale non sarà in grado di controbattere. L’autovelox – sostiene il legale – è costituito da due cellule fotoeletriche distanziate fra loro che rilevano la velocità del veicolo in transito, e quindi sono fondamentali lo spazio misurato e il tempo trascorso, per cui affinché la velocità calcolata sia quella esatta occorre anche che l’apparecchio sia stato posizionato in modo «perfettamente parallelo sia al piano stradale sia alla corsia di marcia», perché basterebbe anche lo spostamento di pochissimi centimetri per alterare il risultato finale, ovvero la velocità calcolata. E servono entrambi, perché «non è sufficiente – scrive l’avvocato – che sia parallelo al piano stradale, deve essere dimostrato che lo è anche rispetto alla carreggiata, considerato che una minima inclinazione comporterebbe un’errata valutazione della velocità».

Argomentazioni contro le quali la Polizia provinciale, evidentemente, non ha opposto repliche di pari valenza, considerato che il giudice di pace ha accolto il ricorso e ha annullato il verbale spiegando che, a fronte di una tale contestazione e richiesta di documentazione sulla perfetta installazione dell’autovelox, la Polizia provinciale «non risulta essere stata in grado di dimostrarla e, anzi, le foto allegate dimostrano esattamente il contrario».