Un giovanissimo Kobe Bryant
Un giovanissimo Kobe Bryant

Firenze, 29 gennaio 2020 - Camp di Cutigliano, estate 1989. Kobe gioca uno contro uno con me. In condizioni normali mi avrebbe devastato. Essendo io allenatore al camp, ho girato le regole a mio favore, vincendo all’ultimo tiro. Mi ha massacrato tutto il resto della settimana per avere la rivincita, che naturalmente non gli ho concesso.

L’inverno successivo suo padre Joe era andato a giocare a Reggio Emilia. Io vado per fare una radiocronaca di Reggio Emilia-Firenze, mi sistemo a bordo campo e faccio il mio lavoro. Alla fine del primo tempo Kobe mi si avvicina e mi dice: "Rivincita?". "Ovviamente no...". "Allora questa è per te...".

Prende la palla e, a tredici anni, fa due palleggi e va ad inchiodare una schiacciata terrificate davanti a cinquemila persone. La storia della rivincita poi non è finita. Fu lui a chiamarmi quando, per caso, passavo a New York davanti all’hotel dove i giocatori stavano facendo una riunione in occasione della serrata Nba. Mi portò dentro, parlando in pistoiese stretto, e rimanemmo una mezz’ora a ridere e scherzare.

Anche lì chiese la rivincita, che naturalmente mi mise in fuga... Infine nel 2008: ci si organizza per una trasferta io e Antonio Volpi, insieme a Niccolò Fontana, diplomatico, all’epoca in ambasciata italiana a Washington. Ospiti dell’ufficio del sindaco di Washington, in occasione della partita Wizard-Lakers.

Io non parto all’ultimo perchè stava per nascere mia figlia... Loro dopo la partita scendono da Kobe, parlano un po’... poi lui gli chiede di me. Gli spiegano perchè non fossi andato. E lui, dopo oltre vent’anni, ancora con quella cantilena: "La rivincita???". Gli mandai a dire che non sapeva perdere, che l’aveva presa proprio male...e che poi, ormai, quando mi sarebbe ricapitato di vincere uno contro uno con una leggenda NBA? Col cavolo che si fa la rivincita...

Leonardo Bartoletti