Firenze, 20 ottobre 2019 - Come Macron i Francia con En Marche, il suo obiettivo è dare la possibilità ai moderati delusi, di trovare una nuova casa “a prova di ruspa”, strizza l’occhio a chi non si sente a propio agio nel Pd o in Forza Italia, Matteo Renzi lo dice senza tanti giri di parole, chiaramente, qual è la sua linea: creare con il suo nuovo partito Italia Viva un contenitore politico che possa “rappresentare quell’Italia riformista e liberale di cui l’Italia ha bisogno” dice dal palco della Leopolda. Deciso come non mai, annuncia che nel prossimo giugno, dopo le elezioni regionali organizzerà un nuovo Big Bang, coinvolgendo decine di amministratori locali, regionali, sindaci e parlamentari. Fa sapere che gli iscritti sono già oltre diecimila. Tanta gente è rimasta fuori.

“Non possiamo fare un abuso edilizio per allargarla” scherza Matteo Renzi. La sua soddisfazione è stampata in faccia. Quando il fondatore di Italia Viva parte con il suo discorso di chiusura sono passate diverse ore dall’apertura della sessione domenicale della Leopolda, quella conclusiva, inizia subito a pigiare sull’acceleratore, entra subito nell’attualità del dibattito politico “non è arrivato nessun ultimatum al governo” dice “noi lanciamo delle idee” e il riferimento è a Quota 100 “perché a Salvini piace, lo fa perché poi deve fare un like” lo stesso concetto varrebbe anche quando il tema è quello dell’immigrazione “anche qui si va avanti con la demagogia populista, basta fermare un barcone si pensa di risolvere il problema dell’immigrazione”.

Sembra un corpo a corpo con l’altro Matteo, quello della Lega, che di cognome fa Salvini. Ricorda il passato immigratorio degli italiani “lui non ha cambiato niente, se non creato un clima di odio, se noi vogliamo essere seri però dobbiamo affrontare il problema dell’immigrazione”. Come? Con gli investimenti occidentali e italiani nei Paesi che soffrono “il piano Africa lo abbiamo finanziato noi per primi”.

“La politica è una cosa seria” incalza Renzi “vale anche per Quota 100”. “Un pezzo del deserto del Sahara potrebbe creare posti di lavoro e dare energia solare a tutti noi” dice il fondatore di Italia Viva, pensando agli investimenti di Eni in questa parte del pianeta. Realtà e immaginazione, il Papeete e la Leopolda “due modi diversi di intendere e fare politica” aveva chiarito la ministra Teresa Bellanova, parlando sul palco pochi minuti prima di Renzi. Nasce da qui la scelta di sostenere un governo con il Movimento 5 Stelle “mi è costato, ma l’ho fatto per salvare il Paese da Salvini e dalla destra populista” dice Matteo, “l’abbiamo fatto con un disegno politico” aggiunge, uno scacchiere nel quale la mossa del cavallo è la nascita di Italia Viva subito dopo il via libera al Conte bis.

“Salvini dice che abbiamo il 3%, ma come ti fai fregare da chi come noi avrebbe una percentuale cosi bassa, pensa al Papeete, noi invece governiamo” tuona Renzi “pensavo fosse un Don Rodrigo, ma invece è un Don Abbondio” insiste “lui pensava di prendersi il Paese per poi lavorare all’ipotesi hard dell’uscita dall’euro”.

Per più della metà del suo discorso non cita mai il premier Conte, il ministro Di Maio, non cita mai il Pd o il suo segretario Zingaretti. La sua non è una scelta casuale. Entrando nel merito, Renzi, dice la sua sulla battaglia all’evasione fiscale e annuncia un seminario da cui usciranno proposte concrete come “la patente fiscale a punti, presenteremo proposte sul fisco telematico e le detrazione”.

Torna a parlare di abbassare le spese e di spending review: “ce lo prendiamo noi, l’impegno, mettiamo a disposizione cinque professionisti per dirvi dove tagliare”. Dopo più di un’ora cita per la prima volta il Pd “non voglio polemizzare” premette “su alcuni temi, oggettivamente c’è una distanza”.

“Noi non siamo quelli che strizzano l’occhio ai giustizialisti” dice, ringrazia il sindaco di Firenze Dario Nardella per aver aperto la Leopolda “non gli diciamo di venire con noi, ma se vuole la porta è sempre aperta”. Disegna il futuro prossimo di Italia Viva, spiega l’importanza di questa legislatura che culminerà con l’elezione del nuovo capo dello Stato “se rimane in vita questa il presidente della Repubblica sarà espressione di forze politiche che credono all’Europa e non di chi manifesta con Casa Pound” spiega Renzi. In questo modo garantisce che Italia Viva non “ha nessuna intenzione di staccare la spina” ribadisce “noi vogliamo garantire al Paese questo bullismo istituzionale, non è pensabile rinchiuderci nel sovranismo di questa gente”. Insomma la strada è segnata, dove porterà sarà il tempo a dirlo.