Firenze, 7 settembre 2018 - "Torniamo a dire e a fare cose di sinistra col nostro popolo. Aggreghiamo le forze migliori contro il populismo della destra leghista". Il governatore toscano Enrico Rossi suona la riscossa: il fortino regionale può di nuovo essere una fortezza. "Ma bisogna fare presto e bene".

Presidente Rossi, brutti tempi per chi ama la politica.

«Siamo in campagna elettorale dal 4 dicembre 2016. Spero che il governo si metta al lavoro».

Se le dico 2020?

«La giunta regionale conclude il suo mandato naturale. Elezioni: appuntamento non banale. Per tutti».

Come ci arriviamo? Teme che Prato e Firenze finiscano al centrodestra?

«Sono per un soggetto politico che vada oltre il Pd e Leu, occorre urgentemente ritrovare un’unità di centrosinistra, coinvolgendo anche il mondo civico, il mondo liberale, quello cristiano, i socialisti, i sindacati, le correnti storiche legate alla Costituzione. Sulla base di un’intesa di valori e di programma. Se sarà così, non è scontato che vinca il centrodestra. Per ora vedo un ceto politico rinchiuso su se stesso. Il Pd fa il suo congresso, Leu idem. Invece bisogna guardare oltre. C’è un mondo che non condivide i valori dell’estrema destra».

Il tempo stringe.

«Basta invettive. Sono stati fatti gravi errori, ognuno i suoi. Il Pd ha condotto una politica a svantaggio dei ceti popolari e troppo a vantaggio del capitale. Bisogna chiedersi perché la sinistra vince nei quartieri alti e perde in quelli bassi... I ceti popolari si sono sentiti abbandonati e traditi, questa è stata la parabola del Pd di Renzi».

E il suo partito, Leu?

«Abbiamo sbagliato a pensare di poter andare da soli».

Il percorso stenta ad iniziare.

«Vero. Nel Pd non è cominciata una critica aperta verso le politiche economiche e sociali portate avanti. Si parla solo di nomi. Nemmeno Leu fa meglio».

Dovete tornare a dire cose di sinistra.

«Noi abbiamo bisogno di una sinistra che ha un programma di sinistra con forti caratteristiche sociali per lavoro, equità fiscale, eguaglianza, che sia in grado di fare una proposta nuova al Paese. Ma per essere credibili non si può stare dietro a Fico come fa Franceschini».

Stato sociale, un ritornello.

«Negli anni di governo del centrosinistra ci sono state la legge Fornero, il Jobs act, al netto degli 80 euro è aumentata la povertà, lo stato sociale è arretrato, la disoccupazione non è diminuita. La gente è arrabbiata e ha votato Lega e Movimento 5 Stelle con l’illusione del reddito di cittadinanza e della flat tax».

Tutta colpa di Renzi?

«No. Il Pd, dicendola con Reichlin, nacque e abbracciò il liberismo quando il capitalismo entrava in crisi. Renzi è l’ultimo tifoso di Blair della storia dell’Europa. Il problema è di dna del Pd: fu sposato il liberismo pensando che la globalizzazione alla fine avrebbe risolto anche le questioni sociali».

Renzi, utile alla ripartenza della sinistra?

«L’uomo sicuramente ha personalità: difficile vederlo in un ruolo di chi dà mano perché dovrebbe farsi di lato e forse stare due passi indietro. Se non c’è una svolta anche sugli uomini è difficile che questa sinistra torni attrattiva. Per molti e non solo per Renzi, un ciclo si è chiuso».

Lei che farà?

«Porto in fondo il mandato regionale».

Opzione Europee?

«Se avessi voluto andare via mi sarei potuto candidare alle Politiche. Il risultato di Speranza lo potevo ottenere anch’io. Per ora lavoro qui, per l’impegno preso con i toscani. A metà 2020 ci si arriva comunque anche se uno mettesse in conto le Europee. Quello che so è che voglio, come ora, stare nel dibattito politico nazionale».

A proposito di Europa. Continua la battaglia del governo. Come si combatte?

«Con concretezza. Noi abbiamo utilizzato bene i fondi europei per le imprese, per gli artigiani, per l’agricoltura, un sistema virtuoso con i Comuni. Visiterò presto 100 ‘situazioni’ per far emergere i risultati degli investimenti fatti con i soldi che l’Europa ha dato alla Toscana. Voglio far capire ai toscani l’importanza dell’Europa».

Tema sicurezza.

«Bisogna fare di più. E’ un diritto di tutti. Io ho proposto a Roma più forze in strada. Lo faremo noi come Regione per quanto possibile: più vigili per controllare il territorio».

Sanità pubblica: da modello virtuoso a modello che mostra evidenti crepe.

«Prima di tutto teniamo presente il quadro generale: primo, in Italia da anni la sanità non è adeguatamente finanziata. Secondo, il super ticket è stato messo da Tremonti. Terzo, il vincolo sulle assunzioni da vecchi governi e su cui vorremmo derogare. Detto questo il vecchio sistema sanitario nazionale in Toscana ha retto. Insieme a Stefania Saccardi vorrei in questo ultimo anno mettere sotto controllo e dare risposte per correggere alcune situazioni come le lunghe liste di attesa, che non sono frutto dell’assessorato, ma di un quadro generale critico».

Altra questione spinosa: i rifiuti. Come superare l’emergenza?

«Non mi si può chiedere di risolvere problema se non ho almeno un potere di coordinamento e di regolazione dei flussi. Io credo che si possa arrivare a 70 % di differenziata: la soluzione è lì. Voglio lasciare una regione autosufficiente anche per i rifiuti speciali».

Questione lavoro, non basta mettere a disposizione investimenti pubblici. Tante le aree di crisi.

«Dentro la crisi la Toscana si è comportata meglio di altre regioni come Lombardia e Veneto. Abbiamo limitato i danni. Siamo stati su tutte le crisi, attratto investimenti, insomma abbiamo lavorato bene. Ci sono ritardi che la regione aveva nelle infrastrutture. Abbiamo investito sul porto di Piombino 300 milioni, altri 300 presto per Livorno. Sono elementi di un cambiamento epocale per la costa. Analogamente non so come si faccia ancora a discutere sull’aeroporto e sul suo potenziamento (adeguare una pista per non andare a Bologna) per dare forza al dinamismo imprenditoriale che la regione mostra costantemente. Vedo che intervengono sindaci (vedi Sesto e Prato) per difese di parte: questo è corporativismo. Ormai il populismo spiccio è entrato anche in questa regione e spesso connota anche forze che mi aspetterei si facessero carico dell’interesse generale. L’aereo è come una stazione ferroviaria all’ inizio del secolo.... E penso anche alla Tav: se non si mette a posto la stazione già costruita i treni ci bypassano; così come bisogna fare la terza corsia autostradale della Firenze Mare. Temi su cui si spacca la sinistra, se ne parla da trent’ anni ormai... Tutto ciò è incredibilmente assurdo».

Piombino, simbolo di riscossa?

«Incrociamo le dita, abbiamo fatto tutto il possibile».

Morti sul lavoro, spesso nelle cave di marmo. Una vergogna.

«Bisogna fare di più, noi la nostra parte la facciamo. La cultura imprenditoriale deve fare un salto di qualità per la sicurezza, è una responsabilità primaria morale ed etica».

Il caso Bekaert, cosa insegna?

«Due cose. Innanzitutto che in Italia ci vorrebbe una legge per cui almeno ci dovrebbe essere il preavviso se chiude uno stabilimento. Secondo: il Jobs act su questo ha padellato alla grande: non è possibile che per cessazione di attività far arrivare la lettera agli operai e dopo 90 giorni i lavoratori sono licenziati. In Parlamento bisogna prendere lezioni da ciò. Il ministro deve convocarci, il 4 ottobre non può finire tutto, l’azienda deve presentare piano, ci sono interessi di altre imprese. Il tavolo nazionale deve lavorare e bene».

Di Maio non può prendere solo abbracci all'ingresso dello stabilimento di Figline, insomma.

«Io ho buoni suggerimenti da dargli. Ci ascolti. Ma il Pd si ricordi che la Bekaert può diventare una delle peggiori crisi imputate al Jobs act. I lavoratori sono ancora in attesa della cassa integrazione: la legge dà licenza di 'uccidere'...».