Nardella festeggia la rielezione nel suo comitato elettorale (Ansa)
Nardella festeggia la rielezione nel suo comitato elettorale (Ansa)

Firenze, 29 maggio 2019 - È il sindaco che nel tempo della crociata salviniana ha sconfitto la Lega, polverizzato i 5 stelle, annientato le altre forze politiche in campo. Preferito dal 57% dei fiorentini, oltre 109mila voti in numeri vivi: un risultato che a 24 ore dalle urne ha fatto gridare al modello Firenze, libretto d’istruzioni per il successo di un (ancora appannato) Pd.

Dario Nardella, in cosa consiste il modello Firenze?

«Gioco di squadra, politica non urlata, un partito unito e senza incursioni di correnti e padrini».

Chi sono i padrini?

«Sono i capi corrente del partito, che spesso ne hanno decretato il fallimento».

Lei cinque anni fa era per tutti il delfino di Renzi. Con il risultato di oggi sembra che il delfino abbia soppiantato il re...

«Io e Matteo abbiamo profili molto diversi. Non ho mai vissuto la competizione con lui».

Eppure ha dovuto uscire dal suo cono d’ombra.

«La mia maturazione come leader politico è stata motivo di soddisfazione pure per Renzi».

Il suo successo è stato anche determinato da una campagna sbagliata da parte del centrodestra. Nardella è un sindaco fortunato?

«La fortuna aiuta gli audaci. Se gli oppositori hanno impostato tardi e male le loro campagne elettorali forse è perché noi siamo stati bravi a coprire le caselle della vita pubblica e politica».

Salvini è venuto tre volte a Firenze per sostenere Ubaldo Bocci. Le ha fatto paura?

«Non ho mai temuto Salvini. Lui nelle città porta scompiglio e questo alla lunga può spaventare non me, ma i cittadini, che non amano le iniezioni di tensione».

In Toscana però è la Lega a fare la parte del leone, e alle prossime Regionali rischiate la virata a destra. Come impedirlo?

«Individuando presto un candidato».

Che profilo deve avere?

«Competente, esperto e capace di unire il partito».

A livello nazionale il Pd non ha intercettato i voti in uscita da Forza Italia e 5 Stelle. In cosa ha sbagliato?

«Non dobbiamo lasciare alle destre temi come legalità, sicurezza, lavoro, contatto con i giovani».

Calenda e Sala sembrano puntare alla nascita di una forza centrista e liberale per allargare il consenso. È d’accordo?

«In Toscana farebbe comodo una forza politica moderata, e magari una serie di liste che rappresentino una spinta civica».

Il Governo scricchiola. Pensa che il Pd dovrebbe andare in pressing e chiedere elezioni anticipate?

«No: noi dobbiamo essere pronti se ci saranno elezioni anticipate, ma il partito deve prepararsi a una lunga traversata nel deserto, riorganizzandosi e trovando un nuovo linguaggio. Non credo nemmeno a scorciatoie per costruire un’alternanza a questo Governo».

Parla di un’alleanza coi 5 Stelle?

«Allearsi con chi è in caduta libera non è una grande mossa...».

Cosa le piace meno della Lega?

«Che non ha nessun messaggio di speranza: usa solo la rabbia, gli istinti più negativi».

E il Pd ha un messaggio di speranza?

«Il Pd dovrebbe averlo molto più forte».

Cosa le piace meno del Pd?

«L’aver perso la capacità di formare gruppi dirigenti».

Non è un effetto anche della rottamazione, questo?

«La sinistra ha smesso di formare gruppi dirigenti negli anni ’90. Il leaderismo solitario fa un effetto doping. Quando i leader entrano in crisi crollano anche i loro partiti, e la Lega a Firenze è andata avanti solo per le capacità di Salvini e non dei dirigenti locali: questo sarà il suo punto debole alle Regionali. La Lega è un gigante coi piedi d’argilla».

Anche il Pd di Renzi lo era?

«In un certo senso sì: arrivi a un successo repentino e straordinario ma non riesci a sostenerlo perché si è in pochi. Se il partito iniziasse ora a costruire un gruppo dirigente, quando ritoccherà a lui saprà dare profondità al governo».

E magari quando ritoccherà al Pd ci sarà Nardella?

«Ho preso un impegno coi fiorentini e la mia priorità è fare il sindaco. Ma se ci sarà da dare una mano lo farò volentieri».