Firenze, 26 ottobre 2020 - Il "Ritratto di Leone X tra i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi," torna al suo posto alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti.  Dopo più di due anni di restauro all'Opificio delle Pietre Dure e la trasferta a Roma per la grande esposizione alle Scuderie del Quirinale nei 500 anni dalla morte di Raffaello, il capolavoro del genio urbinate rientra a Firenze da protagonista, con una mostra interamente dedicata al dipinto, dal titolo "Raffaello e il ritorno del Papa Medici - Restauri e scoperte", curata dal soprintendente dell'Opificio, Marco Ciatti, e dal direttore degli Uffizi Eike Schmidt.

Uffizi, il restauro del Ritratto di Leone x di Raffaello

Le scoperte riguardano  proprio i restauri. Grazie alle molte tecniche di indagine preliminari (radiografiche, fotografiche, di imaging, di microscopia ottica, a scansione microprofilimetrica, solo per citarne alcune) è stato possibile rintracciare integralmente la 'trama' del dipinto disegnata in origine da Raffaello e stabilire che tutta l'opera è integralmente dovuta alla sua mano, fugando una volta per tutte il dubbio - avanzato da alcuni studiosi - che le figure dei cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi fossero state aggiunte in un momento successivo. 

Al termine dell' esposizione, attualmente nella Sala delle Nicchie (fino al 31 gennaio 2021), il Ritratto di Leone X troverà collocazione nella Sala di Saturno, in compagnia di una serie di capolavori dell'Urbinate, tra i quali i ritratti di altri due importanti prelati: quello di Papa Giulio II e quello del Cardinal Bibbiena. 

Intanto l'allestimento è concepito per documentare e spiegare il complesso restauro e le numerose analisi scientifiche effettuate sull'opera, ora di nuovo completamente godibile nella lussuosa ricchezza cromatica dei dominanti toni rossi e nella straordinaria varietà dei dettagli, che l'hanno resa una delle creazioni più famose di  Raffaello Sanzio.

Realizzato dagli specialisti dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze sotto la supervisione del soprintendente Marco Ciatti e con la direzione di Cecilia Frosinini, l'intervento di restauro, iniziato nell'autunno 2017, si era reso necessario per la presenza di numerosi piccoli, pericolosi sollevamenti degli strati pittorici originari.  Il certosino lavoro effettuato ha restituito al dipinto la sua originaria e amplissima gamma di sfumature del colore, la perfezione del dettaglio impressa dalla mano di  Raffaello agli abiti, alle stoffe ed agli oggetti presenti nell'opera; e ha permesso un recupero della spazialità dell'ambientazione architettonica, che prima risultava quasi totalmente appiattita.

Il dipinto di  Raffaello giunse a Firenze ai primi di settembre del 1518, in tempo per esser messo ''sopra la tavola'' dei festeggiamenti nuziali del nipote di Leone X, Lorenzo de' Medici, duca di Urbino, con Madeleine de la Tour d'Auvergne. Al banchetto degli sposi partecipava come portentoso commensale anche lo zio pontefice, in effigie insieme a ben due cardinali, entrambi appartenenti alla famiglia Medici: i cugini Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi. Ma è il Papa a dominare la scena, in un interno che si intuisce severo e monumentale, di una pietra grigia su cui risaltano i rossi e i bianchi, gli ori e gli argenti delle vesti, del mobilio e delle suppellettili preziose.

Leone X, al secolo Giovanni de' Medici, è raffigurato di tre quarti; ha in mano la lente cerchiata d'oro- quasi suo segno identificativo, data la miopia che lo contraddistingueva. Con insistita ricerca rappresentativa, Raffaello gli mette davanti, aperta, una ricchissima Bibbia, capolavoro della produzione libraria del Trecento a Napoli, illustrato per la regina Giovanna I dal più importante miniatore della corte angioina, Cristoforo Orimina.

 "Con questi oggetti meravigliosi - spiega il direttore Eike Schmidt - Raffaello celebra, insieme alla carica suprema del personaggio, anche il gusto raffinatissimo e la cultura di un membro di casa Medici, un intellettuale educato e cresciuto tra le collezioni d'arte più celebri del tempo, degno figlio di Lorenzo il Magnifico."