Paolo Lagazzi (foto di Annarita Melegari)
Paolo Lagazzi (foto di Annarita Melegari)

Firenze, 10 aprile 2017 - A Paolo Lagazzi, scrittore e critico letterario verrà attribuito mercoledì 12 aprile uno dei Premi 'Montale Fuori di Casa 2017', quello per la critica letteraria e la saggistica, durante una cerimonia al Gabinetto Vieusseux in Palazzo Strozzi, presso la Sala Ferri, alle 17.30. I Premi Montale vengono consegnati nei luoghi in cui il poeta è vissuto, come Firenze che ha segnato profondamente la sua geografia esistenziale. Lagazzi, d'altra parte, ha cercato di portare la sua ricerca nei “sottopassaggi, cripte, buche/ e nascondigli” lasciati da quella Storia che, come scrive Montale, “non è poi/ la devastante ruspa che si dice”; la Storia che scava nella terra ma anche nel cielo, nella presunta chiusura ma anche nella più alta contemplazione, in una visione larga delle cose.

Con il Premio si riconosce a Lagazzi un lavoro di scavo e costruzione di ponte con l'estremo oriente, per le antologie di poesia giapponese da lui curate in un lungo arco di tempo; per il suo lavoro sulla poesia di Attilio Bertolucci tra l'altro con i due saggi 'Reverie e destino' e La casa del poeta', più in generale per la critica letteraria che trova una sintesi nelle raccolte 'Per un ritratto dello scrittore da mago', 'Vertigo. L'ansia moderna del tempo', 'Forme della leggerezza' e 'La stanchezza del mondo'; quindi per i racconti e il suo romanzo 'Light Stone' edito da Passigli nel 2015, che per molti versi porta a sintesi quanto raccolto da Lagazzi lungo gli anni, con il disvelamento di una fragilità e di un naufragio che restituiscono, paradossalmente, leggerezza.

Vengono dunque riconosciuti un lavoro e un lavorìo costante e discreto (“un intellettuale proteiforme”, recita la motivazione), di cui i titoli citati rendono conto parzialmente, perché Lagazzi vuol dire anche la cura dei Meridiani di Mondadori su Attilio Bertolucci, Pietro Citati e Maria Luisa Spaziani, o le favole scritte per la figlia. Si tratta tuttavia di assumere una prospettiva ulteriore: entrare in dialogo con quella “fiducia che si possano coniugare tra loro allegria e rigore” nella critica letteraria (è un passaggio del 'Manifesto per un nuovo modo di fare critica' firmato con Giancarlo Pontiggia) senza lasciarsi deformare dalle ideologie o dal gusto corrosivo della polemica; rigore del giudizio e leggerezza del gioco e, nel caso di Lagazzi che si è divertito a fare anche il mago, intrecciare dimensione critica e narrativa nell'affabulazione; l'incontro tra critica e giornalismo (fecondo nell'amato Citati e da lui stesso esercitato come curatore del fascicolo culturale de 'La Gazzetta di Parma'); la convinzione che la grandezza di un'opera “anche nel senso della complessità, non implica necessariamente la vastità”; la poesia come “qualcosa che fluisce trasformandosi senza tregua, alternando in sé la luce e l'ombra, il bene e il male, la vita e la morte, la notte e il giorno” e al cui movimento abbandonarsi, per provare a cogliere almeno le domande della vita. Vita da non distruggere, vita da preservare, vita che si presenta spesso contraddittoria così come la ritraeva Montale: “Si risolve ben poco/ con la mitraglia e col nerbo/ L'ipotesi che tutto sia un bisticcio,/ uno scambio di sillabe è la più attendibile. / Non per nulla in principio era il Verbo”.

Il verbo che diventa poesia si fa argine, come nell'amato Bertolucci ma anche in Citati, al non senso anche se il senso ultimo delle cose lo si può solo intuire ma non possedere. Appare questa la filigrana che presiede alle pagine del romanzo 'Light Stone', nel quale Lagazzi declina il percorso di Francesco, violinista affermato, uomo amato dalla sua famiglia, che nell'incontro con una ragazza molto più giovane di lui durante un concerto in Giappone avverte una piena felicità alle porte, ma poi varca la soglia della vulnerabilità fino a condurre una vita errante. Resta la musica condivisa con i senza fissa dimora e un passo possibile di ritorno. Possiamo provare a esplicitare una chieve di lettura possibile del romanzo di Lagazzi attraverso una lirica ispirata alla trama del libro e alle forme dell'haiku giapponese: “Dice la pietra/"Sono sempre leggera/ per chi rinuncia/ a possedermi"./ Se nella mano/ stretta sono rinchiusa/ a poco a poco/ spengo la luce che è in me./ Ci separava/ la linea d'orizzonte./ Tu più ferito/ ed io dall'altra parte./ Tua la rincorsa/ a smarrire lo scrigno./ Tu mi cercavi/ altrove, ma io ero lì/gemma scartata/ in quello che lasciavi./ Tu mi perdevi/ quando stavamo accanto./ Do tutto di me/ quando non chiedi niente/ e ancora e ancora.../”.

Alla cerimonia di mercoledì intervengono Alba Donati e Gloria Manghetti, Presidente e Direttore del Gabinetto Vieusseux; Adriana Beverini, Presidente del 'Premio Montale Fuori di Casa'; Eugenio Giani, Presidente del Consiglio Regionale della Toscana. Nicola Dal Falco, poeta, scrittore e giornalista, darà vita a un dialogo con Lagazzi.
Michele Brancale