Francesca Dini con il suo catalogo su Cabianca
Francesca Dini con il suo catalogo su Cabianca

Firenze, 21 settembre 2021 - Era considerato il più “dichiarato, il più violento, il più assoluto macchiaiolo”. Eppure Vincenzo Cabianca (Verona 1827 - Roma 1902), non è mai stato uno degli artisti di maggior spicco del movimento livornese, sorto però a Firenze.
A ripercorrere l’iter artistico e umano di questo pittore veneto di nascita ma toscano per convinzione artistica, è stata Francesca Dini, storica dell’arte fiorentina, laureata con Mina Gregori, attenta, fine ed esperta conoscitrice della pittura del secondo Ottocento.
Grazie a un lavoro ciclopico quanto completo, lungo e scrupoloso, ha dato vita al primo catalogo ragionato su Cabianca, recentemente edito da Silvana Editore. 
Sono ben novecento le opere schedate, fra dipinti e grafica, appartenenti sia a istituzioni pubbliche sia a collezioni private, che adesso sono riunite in una preziosa pubblicazione realizzata col contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Forlì.


Al rigore scientifico, che restituisce a Cabianca il suo giusto ruolo fra i pittori più innovativi del XIX secolo, Francesca Dini aggiunge il piacere di una scrittura accattivante, che ci accompagna come in un romanzo storico, alla scoperta di questo macchiaiolo, attraverso i suoi legami artistici e affettivi, grazie ai carteggi con i colleghi e amici Telemaco Signorini, Cristiano Banti, Giuseppe Abbati, Federico Zandomeneghi e Diego Martelli. 

E ancora il racconto delle vicende biografiche dell’artista, fino al suo trasferimento a Roma dove, senza perdere mai la “macchia” e senza rinunciare a essere “il cantore delle luci improvvise e dei misteri delle ombre”, si mostrerà però sensibile al clima simbolista diffuso nella Capitale, incontrando l’apprezzamento di Gabriele D’Annunzio, Angelo Conti, Diego Angeli. 

Francesca Dini ha scandagliato gli archivi della famiglia Cabianca, ha messo insieme documenti e lettere, riordinato dipinti e taccuini, molti dei quali inediti, restituendo così il ritratto completo di un protagonista che, come diceva Adriano Cecioni, fu un “macchiaiolo vero, senza esitazioni né pentimenti; emancipato dal pregiudizio della bella linea”.