Viola Park. Vanto e gloria

È facile immaginare quanti fiorentini all’inaugurazione del Viola Park si siano commossi davanti al tripudio di maglie viola, dai bambini di 8 anni fino ad atleti e atlete delle prime squadre nello stadio Curva Fiesole, già simbolo del nuovo Centro sportivo. Firenze è salita davvero sul tetto d’Europa, con quel complesso sotto ogni aspetto all’avanguardia, come testimoniano la presenza del presidente dell’Uefa Aleksander Ceferin, e il messaggio di Gianni Infantino, presidente della Fifa.

Una riflessione si impone. Quando tutti remano nella stessa direzione i risultati si raggiungono, fast, fast, fast, come ha chiesto dal suo arrivo il presidente della Fiorentina Rocco Commisso. Legittima la soddisfazione del sindaco di Bagno a Ripoli Franco Casini e della sua Giunta, capaci di rimuovere gli ostacoli burocratici presentatisi nel corso della realizzazione. Con l’approvazione della Soprintendenza ove necessaria.

Dal niente in poco più di tre anni si è costruita la cittadella del calcio a un passo da Firenze. Sembrano remoti i tempi in cui le squadre giovanili si disperdevano nei campi di periferia e per gli allenamenti i titolarissimi dovevano attraversare a piedi il pur breve percorso che dallo Stadio Franchi li conduceva ai campini: in un clima particolarmente pesante – lo ha ricordato Francesco Toldo – quando compivano quel tratto in mezzo ai tifosi, all’indomani di una sconfitta. Forse avremmo potuto avere anche il nuovo stadio a Firenze se i principali attori – società, amministrazione comunale, soprintendenza – si fossero seduti intorno a un tavolo con quello stesso spirito, per cercare con pazienza e tenacia una soluzione di compromesso, tale da poter soddisfare almeno parzialmente le varie esigenze. Tant’è, godiamoci ora il Viola Park e speriamo di avere quanto prima il Franchi restaurato.

Commisso, adesso, è veramente "uno di noi" e non solo per il centinaio di milioni di euro investiti per la costruzione del Viola Park, ma per la felicità e la consapevolezza di aver consegnato alla città e alla sua tifoseria un patrimonio destinato a restare nella storia. Né guelfi, né ghibellini: ha ragione sua moglie Catherine quando afferma "siamo tutti fiorentini".