Un thriller dal timbro tosto, dinamicamente frenetico con una narrativa asciutta eppure evocativa che è un avanzare meccanico di fatti duri e spiazzanti. Il debutto di Carlo Lefebrve, professore ordinario di Geografia Economico-Politica alla Sapienza di Roma, è una sorpresa vera. La sua storia cattura, incolla gli occhi alla carta già dal primo affresco noir e gotico del...

Un thriller dal timbro tosto, dinamicamente frenetico con una narrativa asciutta eppure evocativa che è un avanzare meccanico di fatti duri e spiazzanti. Il debutto di Carlo Lefebrve, professore ordinario di Geografia Economico-Politica alla Sapienza di Roma, è una sorpresa vera.

La sua storia cattura, incolla gli occhi alla carta già dal primo affresco noir e gotico del vecchio porto di Amsterdam.

"La fuggitiva" (edito da Giunti) accende i suoi motori proprio nella capitale olandese, nell’estate di otto anni fa.

E inizia subito con un petardo che scoppia in mano al lettore: l’uccisione di Mick Hendriks, esperto di crittologia, trovato cadavere negli uffici di Seleksoft, azienda nel crittaggio di informazioni sensibili.

Tempo dopo a Châtillon-sur-Marne, il contabile di un priorato precipita all’alba viene giù dal campanile di una chiesa. L’ipotesi suicidio non convince l’ispettore Legrand che parte per Marsiglia, città natale dell’impiegato ma il suo destino è segnato. Due morti che all’apparenza sono il polo nord e il polo sud. Sarà così? François Gerard, commissario dell’intelligence francese, che lavora in sinergia con la polizia olandese sul caso Hendriks, si getta a capofitto nei vicoli di Marsiglia alla ricerca dell’assassino di Legrand. E qui la penna di Lefebvre dà il massimo vergando nero su bianco una palpitante concatenazione di fatti, piste, tracce, sensazioni, tragedia.

Nel naso del lettore entra la grana grossa dell’odore forte della Francia di mare. Ed entrano una splendida ragazza tunisina, Sahar, i fotogrammi di un’altra donna, Michelle, i tormenti del geniale Gerard, persino due cagnolini e infine una figura misteriosa che è l’archetipo di tutto. Una scrittura dura e cristallina, refrattaria d’istinto agli imbellettamenti non funzionali alla trama di un thriller il cui autore, al primo tiro da tre, ha fatto subito canestro.

Emanuele Baldi