ANGELO GIORGETTI
Cronaca

Botte, abbracci e la corsa sul viale. Tra rossi e neri vinceva il viola

Alla casa del popolo di Grassina la rimpatriata dei fondatori degli "Ultras", presenti Roggi e Antognoni. Cinquant’anni di aneddoti e personaggi raccontati nel libro fotografico sulla storia della curva Fiesole

La sala della casa del popolo di Grassina dove sabato sera è stato presentato il libro "La Fiesole al tempo degli ultras, storia fotografica di una curva leggendaria"

La sala della casa del popolo di Grassina dove sabato sera è stato presentato il libro "La Fiesole al tempo degli ultras, storia fotografica di una curva leggendaria"

Firenze, 16 ottobre 2023 – Formidabili quegli anni, fra grandi scazzottate e passione vera, anche trasversale fra gli ultras che prima si inseguivano e poi magari si abbracciavano dentro locali più devastati che interi: volavano spesso manate e seggiolate, insulti alle mamme e alle nonne, più tutto il parentame.

Si picchiavano, ma si volevano bene. Basta questo ricordo. Dentro il bar Marisa distrutto dopo una rissa rimasta negli annali della stagione 1977/78, oltreché nei rapporti della polizia, il capo del Commando romanista Curva Sud abbracciò Stefano Biagini, detto il Pompa, anzi il mitico Pompa, mai nessuno è più stato più di lui leader della curva viola. Racconta l’ultrà giallorosso all’interno del magnifico volume "La Fiesole al tempo degli ultras, storia fotografica di una curva leggendaria", descrivendo l’improvviso affetto con il Pompa, un lampo di poesia fra le macerie:

"Fu un momento di grande intensità e grande amicizia la nostra!". Il barista stava contando i danni come in un saloon devastato da Tex Willer, ma probabilmente apprezzò. Perché gli ULTRAS sono stati questo: U come unità, L come lotta, T come trasferte, R come rabbia, A come amicizia, S come sofferenza.

Formidabili quegli anni e non descrivibili per chi non li ha vissuti, sicché è stato un piacere ritrovarsi sabato nella Casa del Popolo di Grassina insieme ai tifosi di una volta, proprio loro, con i capelli bianchi, tutti over sessanta, sotto lo striscione che suggeriva ancora rispetto per chi l’aveva visto in curva Fiesole.

Sul palco c’erano quasi tutti i leader, il Topo, il Ciara, Mods, il Coma, c’era anche Marzio Brazzini, uno dei fondatori, ancora tutti emozionati perché in sala insieme a Moreno Roggi c’era lui, Giancarlo Antognoni, il sole, l’unico capitano. Tutti in coro, con le voci meno potenti rispetto a cinquant’anni fa: "Un capitano, c’è solo un capitanoooooooo". E giù applausi, racconti, aneddoti. E la giusta riconoscenza per gli altri club che come gli ULTRAS hanno fatto la storia della Fiesole: il Vieusseux di Valter Tanturli, il 7Bello e la sua sezione Superstars Supporters, i Boys, i Fedayn che venivano da Gavinana, la Fossa dei Gigliati da Bellariva e piazza Oberdan, i Commandos, i Rangers, il Collettivo Autonomo nato nel 1978 da alcuni scissionisti degli ULTRAS. E poi i Panthers, i Kings, i Devils, i Lions, i Fedelissimi da Prato, le Brigate e via ricordando.

Erano gli anni di piombo in Italia, in Fiesole si riunivano anime diverse e passioni opposte, ma tutte le idee si riunivano sotto un unico colore, il viola. L’apoliticità della curva fiorentina è sempre stata una caratteristica unica. In quegli anni non c’erano i social e, quando la squadra perdeva, i giocatori dovevano scappare per davvero. Famosa è rimasta la corsa nel Viale dei Mille dopo Fiorentina Sampdoria, era il 26 gennaio 1975. Fra i calciatori in fuga, c’era Desolati. Chi lo rincorse 48 anni fa sabato era a Grassina e ha firmato una dedica sul libro sulla storia degli Ultras che sarà regalato, con affetto, proprio a Desolati. Questa sì che è classe.