Firenze, 23 maggio 2020 - Francesco Borgheresi, il militare di 42 anni che ieri, in preda a un raptus omicida, avrebbe ucciso a colpi di calibro 7,65 la donna con cui aveva una relazione, è nato e vissuto al Forteto. E ieri, gli spari dell’arma, hanno riecheggiato fino a Vicchio, dove ancora vive sua madre. L’omicidio per cui Borgheresi si trova in stato di fermo è avvenuto a Saluzzo, in provincia di Cuneo; Francesco, militare di professione, viveva infatti ormai da anni a Pinerolo. Mihaela Apostolides, 44 anni, originaria di Bucarest, in Romania, ma da qualche anno residente a Saluzzo, è stata trovata dalla polizia riversa...

Firenze, 23 maggio 2020 - Francesco Borgheresi, il militare di 42 anni che ieri, in preda a un raptus omicida, avrebbe ucciso a colpi di calibro 7,65 la donna con cui aveva una relazione, è nato e vissuto al Forteto. E ieri, gli spari dell’arma, hanno riecheggiato fino a Vicchio, dove ancora vive sua madre.

L’omicidio per cui Borgheresi si trova in stato di fermo è avvenuto a Saluzzo, in provincia di Cuneo; Francesco, militare di professione, viveva infatti ormai da anni a Pinerolo. Mihaela Apostolides, 44 anni, originaria di Bucarest, in Romania, ma da qualche anno residente a Saluzzo, è stata trovata dalla polizia riversa nel sangue sul sedile del passeggero di una Fiat Panda bianca. Accanto all’auto, in stato confusionale, lui, Borgheresi. È stato il militare, che aveva una mano ferita per la quale è stato trasportato all’ospedale e operato, a chiamare il 112 e ad attendere le volanti, che l’hanno immediatamente fermato. Era scosso, intontito. Si è consegnato senza la minima resistenza. Dai primi accertamenti degli investigatori, si tratterebbe di un delitto passionale, anche se del rapporto tra i due si sa ancora poco. Di certo, al momento, c’è che lei, disoccupata, e lui, appartenente all’esercito ma attualmente non di stanza in Piemonte, si conoscevano da almeno due anni, da quando cioè erano stati fermati insieme, per un controllo, nel Cuneese. Da allora nient’altro, per ora, che aiuti a far luce su questo femminicidio, il primo in Piemonte da quando le misure per il contenimento del coronavirus sono state allentate. Con la polizia e gli esperti della scientifica sul luogo del delitto è arrivato anche il sostituto procuratore Alberto Braghin. Toccherà al magistrato interrogare il fermato e cercare di far luce sul delitto. A sparare è stata una pistola di piccolo calibro, acquistata in un’armeria di Firenze e regolarmente detenuta dall’uomo, il porto d’armi trovato a bordo dell’auto in cui si è consumato il delitto. Almeno quattro i colpi esplosi, due dei quali hanno centrato la vittima al petto. Senza lasciarle scampo. Era pomeriggio e nella zona i colpi di pistola sono stati sentiti chiaramente. Diverse le chiamate ricevute al 112, compresa quella di Borgheresi, che ha vagato nel piazzale del parcheggio fino all’arrivo della polizia. Sarà dunque l’uomo, non appena le sue condizioni lo consentiranno, a chiarire che cosa sia accaduto in quell’auto e perché abbia sparato e ucciso.

La terribile notizia ha raggiunto in poche ore il Mugello, la terra dove Borgheresi era nato. Nel 1978, quando venne alla luce, la comunità fondata da Rodolfo Fiesoli si era appena insediata a Bovecchio. Borgheresi è uno dei pochissimi ’figli del Forteto’, cioé nato dentro la comunità segnata dagli orrori, e cresciuto nel segno della "famiglia funzionale" che imponeva la separazione fra sessi, condizionando anche la procreazione. Anche per questo, suo padre Piero fu uno dei primi a lasciare il Forteto, mentre la madre di Francesco, Giovanna, ex docente universitaria, è tutt’oggi a Vicchio. Borgheresi se n’era andato una volta adulto, e recentemente aveva sposato la causa delle vittime delle angherie del ’profeta’, che lo aveva cresciuto.