Uccellino, il simbolo della gente. Lo svedese che si fece fiorentino

La camera ardente nel settore monumentale del "Franchi" sarà aperta anche oggi dalle 9 alle 21

Uccellino, il simbolo della gente. Lo svedese che si fece fiorentino

Uccellino, il simbolo della gente. Lo svedese che si fece fiorentino

Ora che Uccellino si è fermato, anche i bambini di Firenze scoprono chi ha custodito e coccolato per oltre sessant’anni la loro città. Si parla di leggenda non a caso, e non per retorica buonista. Kurt Hamrin è stato la Fiorentina, al pari di pochi eletti (Julinho, Antognoni, Baggio e Batistuta, a noi vengono in mente questi giganti) non solo per i gol (208 in 362 partite, tra campionato e coppe, con la Fiorentina), quanto per l’amore incondizionato verso la città. I freddi di cuore in queste ore hanno detto che ha segnato tanto per la Fiorentina ma ha vinto con il Milan, è la verità un po’ arida, quella dei risultati.

Hamrin è stato un gigante anche con la sua nazionale, la Svezia. A chi non c’era basta ricordare questo attacco: Hamrin, Gren, Simonsson, Liedholm, Skoglund. Nel 1958 contese il titolo mondiale al Brasile di Pelé e Garrincha (persero 2-5, uno scarto onorevole di fronte a una delle squadre più forti di tutti i tempi). Fu proprio Pelè, in viaggio di nozze a Firenze, a voler incontrare Hamrin per abbracciarlo.

E’ difficile oggi raccontare che Hamrin riposa, in attesa di sepoltura, nel settore monumentale del suo stadio, il Franchi (ma per lui era il Comunale). Firenze commossa si è radunata per confortare la moglie Marianne e i cinque figli. Calore, lacrime e ricordi per un fiorentino vero, lui di Stoccolma ma si era innamorato subito delle nostre colline. Restando fino alla fine. Non è esagerato fare un confronto con Gigi Riva (di Leggiuno, ma sardo a tutti gli effetti). Se ne sono andati nel giro di pochi giorni ma chi li piange non ha età o origine. Erano di tutti, lo rimarranno per sempre. La salma di Hamrin anche oggi sarà esposta nell’ingresso monumentale dallo stadio dalle 9 alle 21, domani i funerali alle 11,30 a San Miniato al Monte, la basilica che guarda Firenze dall’alto. A nome della famiglia, quando era già buio, ha parlato il figlio Piero: "Grazie a tutti per le condoglianze. Kurt è stato un padre ingombrante perché quando ho provato a giocare a calcio erano tutti pronti a fare confronti. A me ha dato tantissimo con semplicità e calma, si arrabbiava pochissimo. Mi ricordo sempre le scalette della tribuna che salivo quando ero bambino per vedere papà. La proposta di fare la camera ardente al Franchi è venuta a mio cognato, Moreno Roggi. La società si è adoperata per far sì che tutto potesse funzionare e siamo contenti. Abbiamo ricevuto tantissimi messaggi di cordoglio, vederne così tanti è stato molto bello a dimostrazione che mio padre aveva seminato bene".

Commosso il ricordo di Furio Valcareggi, figlio dell’ex Ct della Nazionale, Ferruccio: "Kurt l’ho visto in campo tante volte perché ha giocato per tre anni insieme a mio padre. Negli ultimi tempi ci si vedeva di meno perché mi raccontavano che faceva un po’ fatica a uscire di casa. Il Signore se lo è portato via a quasi 90 anni, con una morte che si può accettare. Ce ne sono tanti di campioni nella storia della Fiorentina, per me vince sempre chi è più simpatico e Hamrin mi sta più simpatico di tanti altri. Alla Settignanese rispecchiava la sua serietà, non era molto morbido con i bambini. Non dimentichiamoci che Hamrin in Svezia è considerato un simbolo, lì fermava il traffico". Niccolò Pontello, ex dirigente della Fiorentina degli anni Ottanta: " Come recita lo striscione qui al Franchi: ’L’erba si abbassava quando passava lui’.

Una generazione intera si innamorò della Fiorentina grazie a lui. Lo definirei quasi un evangelista del calcio, perché ha appassionato un popolo intero". In serata per Hamrin è arrivato Bruno Astori, fratello di Davide, il capitano eterno della Fiorentina. Simboli, non nomi.

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