Troppo cemento e meteo estremo. Campi tra i comuni più a rischio: "Va potenziata la manutenzione"

Nel report dell’Ispra l’area fiorentina è tra quelle con un maggior incremento di consumo del suolo. Nella zona dove è esondato il Bisenzio è stato anche calcolato un rischio di frane del 100 per cento.

Troppo cemento e meteo estremo. Campi tra i comuni più a rischio: "Va potenziata la manutenzione"

Troppo cemento e meteo estremo. Campi tra i comuni più a rischio: "Va potenziata la manutenzione"

di Pietro Mecarozzi

L’evento è fuori scala e di portata eccezionale, non ci sono dubbi. Ma i fattori di rischio delle aree colpite sono noti da tempo, e gli elementi che potrebbero aver contribuito ad aumentare l’impatto distruttivo della piena, secondo studi recenti, sono soprattutto due: l’uomo, che ha costruito dove non doveva, e i cambiamenti climatici.

Il Centro Studi per il Cambiamento Climatico ne parlava già a metà ottobre, con un documento nel quale Campi Bisenzio compariva tra i comuni con il 100 per cento di rischio frane. Nella regione Toscana i comuni con una percentuale simile, oltre a quello fiorentino, sono Pisa e Cascina, Chiesina, Uzzanese, Ponte Buggianese e Agliana in provincia di Pistoia.

L’analisi del centro studi continua con alcune proiezioni sui cambiamenti climatici riguardanti proprio il territorio toscano: "Nel corso dei prossimi anni – si legge –, se le emissioni continueranno ad aumentare, si prevedono drastici cambiamenti per le temperature della Regione, raggiungendo una temperatura media a metà secolo (2050) di circa 15,96°C e una media di circa 19,76°C a fine secolo".

Quanto all’impatto dell’uomo, a lanciare l’allarme sul territorio campigiano è il rapporto 2023 sul consumo del suolo firmato Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Secondo i dati dell’istituto la Toscana non è tra le peggiori regioni per ’consumo di suolo’, ma Campi Bisenzio (+8,86 ettari) si piazza al terzo posto dopo Cavriglia (+12,67) e Pisa (+10,10) tra i comuni che nel 2022 ha avuto più incremento di perdita di terreno naturale in favore di parti artificiale.

Come ricorda il documento, da un lato è vero che le alluvioni sono fenomeni naturali impossibili da prevedere, ma allo stesso tempo tante attività umane possono aumentare la probabilità che esse si verifichino e renderne più gravi le conseguenze. Fra loro per esempio la crescita degli insediamenti o delle attività economiche, oppure il progressivo consumo di suolo.

E per le caratteristiche del territorio italiano, risulta particolarmente esposto a quelle che vengono chiamate "piene repentine" (o flash flood), che fanno seguito a fenomeni meteorologici brevi e intensi. Proprio come è successo a Campi Bisenzio e nel resto della Toscana. Per queste ragioni, si legge ancora, "diventa importante sapere quanto suolo è stato usato nelle aree dove il pericolo di alluvioni è maggiore". L’Ispra evidenzia poi con una mappa le zone a rischio idraulico in cui c’è stato consumo di suolo: buona parte coincide con quelle dell’alluvione. E ancora: se cerchiamo le aree campigiane finite più sott’acqua nella mappa della pericolosità da alluvione redatta dall’Autorità di bacino dell’Appennino settentrionale notiamo che sono del colore che corrisponde al livello di rischio P2 (moderato) su una scala che arriva a P3 (elevato).

Insomma, i dati ha disposizione erano tanti, e oggi più di ieri è sempre più importante fare prevenzione. "Al cambiare delle stagioni assistiamo a eventi sempre più drammatici ma non possiamo rimanere inermi - spiega Valerio Molinari, azionista di riferimento di Ecogest Spa e fondatore del Climate Change Study Center –. Nel campo delle infrastrutture stradali, per esempio, se vogliamo che siano resilienti al clima dobbiamo rinforzare tutti i servizi di manutenzione, come la pulizia dei sistemi di drenaggio e la rimozione dei danni causati dalle tempeste".

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