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18 giu 2022

Straniera a casa tua Tante beghe

18 giu 2022

Ormai lo sapete, ve lo ricordo sempre, sono dieci anni che vivo in Italia. Sette a Firenze e tre a Milano. Ormai questa citta è casa nostra. Abbiamo deciso di stare qui a vita, non abbiamo più nessuna proprietà in Spagna, mio figlio e arrivato in Italia quando aveva due anni, mia figlia e nata a Careggi, siamo residenti italiani a tutti gli effetti, paghiamo le tasse qui... Siamo, insomma, come tutti voi. Ci sono però una marea di beghe da risolvere e, soprattutto, un sacco di

difficoltà a portare a termine alcune cose che in teoria dovrebbero essere semplici da fare. Per non parlare delle cose che non possiamo proprio fare perché siamo spagnoli. Per esempio, Domenica scorsa si è celebrato un referendum che, tra l’altro, non ha nemmeno avuto particolare successo di partecipazione. Noi, anche se volessimo, non possiamo votare. Io e mio marito, e in un futuro non molto lontano anche i miei figli, possiamo votare solo in Spagna. Il fatto paradossale è che i miei figli, destinati probabilmente a non tornare ad abitare mai in Spagna, potranno votare soltanto li. Non avrannoo mai il diritto a partecipare alle elezioni in Italia. Oppure votare in un referendum al quale

potrebbero essere diretti interessati. Loro, che non hanno mai vissuto a Madrid, potranno votare chi preferiscono come sindaco nella capitale spagnola solo perché hanno il passaporto

spagnolo e i nonni e gli zii là.

Un altro problema che incontriamo spesso è il rinnovo del passaporto. Essendo in quattro in famiglia, ogni poco scade a qualcuno e quindi o si va a Roma all’ambasciata spagnola o si aspetta qualche viaggio in Spagna per rinnovarlo. Carta d’identità idem. Come vedete, non

proprio una situazione agevole per una necessità fondamentale visto che con la carta d’identità italiana noi non possiamo andare in un altro Paese. E infine vogliamo parlare di sport? Perché anche lì le beghe non mancano. Sul tesseramento obbligatorio per partecipare alle gare di corsa, risulto sempre atleta straniera. Io, che parlo più fiorentino del signore che mi vende la frutta sotto casa, che conosco le strade di Firenze meglio dei tassisti (forse esagerando un po’...) sono straniera. Per giocare nella serie D di padel, l’anno scorso ho dovuto dimostrare che abito in Italia da quasi dieci anni e che non mi avevano arruolato nella squadra perché sono professionista o qualcosa del genere. In un mondo globale ditemi voi se tutto questo non sia follia.

Rocio Rodriguez Reina

© Riproduzione riservata

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