Stadio Franchi (Foto Pressphoto)
Stadio Franchi (Foto Pressphoto)

Firenze, 29 agosto 2019 - La decisione è presa: si farà il restyling del Franchi con un progetto di grande qualità che valorizzi le parti monumentali e che, allo stesso tempo, sia all’avanguardia per confort e adeguatezza agli standard europei. Ovvero, al Franchi non si metterà solamente il cappello per ripararsi dalla pioggia.

Anche se il sindaco e il patron viola, dopo l’incontro di ieri in Palazzo Vecchio, sono rimasti timidi senza sbilanciarsi sul futuro dell’impianto, la strada è tracciata. L’unico motivo per cui Nardella e Commisso hanno lasciato aperta la teoria dei due forni, ovvero la possibilità di restyling del Franchi o di realizzare il nuovo stadio a Novoli, è legato al fatto che ancora non sono stati presentati i progetti alla Soprintendenza. In pratica se il soprintendente all’Archeologia, alle Belle arti e al Paesaggio dovesse bocciare il progetto di ristrutturazione dello storico stadio di Campo di Marte, si ripiegherebbe sull’idea di costruirne uno nuovo a Novoli.

Ma proprio ieri, Pessina, che La Nazione ha interpellato, ha concesso un’apertura netta al restyling del Franchi. Nel rispetto delle decisioni della Soprintendenza era stato siglato fra il Comune e il club viola un patto di riservatezza che non ha permesso di andare oltre alla certezza «di lasciare qualcosa di bello a Firenze». Non si è voluto dire di più, in pubblico.

«Non abbiamo ancora deciso sulla possibilità di ristrutturare il Franchi o farne uno nuovo, ci sono delle opzioni, ci dobbiamo ragionare – ha detto il patron Rocco Commisso al termine dell’incontro in Palazzo Vecchio, misurando le parole – Bisogna valutare quanto tempo ci vuole e si deve capire quello che la Soprintendenza ci lascia fare. C’è tempo ancora, a oggi è questa la situazione».

Sicuramente dovrà essere qualcosa di molto bello per ottenere il nullaosta della Soprintendenza. Dei molti progetti arrivati in Comune e alla Fiorentina ce ne sono due in pole position: quello già realizzato dall’archistar fiorentina, Marco Casamonti, ormai uno specialista internazionale nel recupero e ristrutturazione degli stadi e quello presentato dall’architetto uruguaiano naturalizzato statunitense Rafael Viñoly, amico di Rocco Commisso.

A oggi un passo avanti nelle preferenze di Commisso e del suo braccio destro Joe Barone c’è l’opera di Casamonti che ha vestito di nuovo la Dacia arena di Udine e che ha ricostruito completamente, salvandone la storia, l’Arena Kombetare di Tirana, lo stadio nazionale dell’Albania, che sarà inaugurato a settembre. Il progetto di Casamonti, realizzato con il suo studio Archea associati, prevede l’esaltazione delle parti monumentali del Franchi, la demolizione delle due curve che saranno ricostruite come tribune, allo stesso modo di come è stato fatto a Bergamo, mentre negozi e attività commerciali troveranno spazio all’interno dello stadio.

Tagliando le curve si recupererà anche molto spazio all’esterno, da destinare a verde. Ma la ciliegina del progetto sta nella copertura: una teca di vetro che, al modo del Louvre, riparerà i tifosi e la struttura dagli agenti atmosferici e, allo stesso tempo, lascerà intatta la bellezza dell’architettura razionalista, preservandola dal deterioramento. Ci vorranno due anni e mezzo per la realizzazione, ma lo stadio potrà essere sempre utilizzato chiudendo alternatamente le due curve per demolizione e ricostruzione.

Bellissimo ma forse un tantino troppo ardimentoso il progetto di Viñoly che prevede la realizzazione di un secondo stadio (che verrebbe messo in comunicazione con il Franchi) dove ora c’è il centro sportivo Astori, l’Affrico, il Cerreti e l’Olimpia. A occhio, una soluzione troppo invasiva.