Firenze, 29 ottobre 2021 - Quella di salvare i centri storici e in particolare quello fiorentino è una mission che il sindaco Dario Nardella insegue da tempo, anche prima della sua elezione a primo cittadino. Ora in testa a una legge di iniziativa popolare “salva centri storici”. In altre parole: riconoscere più poteri ai sindaci per salvaguardare l’identità del cuore più antico delle città. La proposta arriva dal palco di “Più valore a Firenze”, appuntamento organizzato da Confcommercio per approfondire il capitolo della rigenerazione urbana. Nardella si dice pronto a promuovere una proposta di legge di iniziativa popolare, appunto, lavorando per coinvolgere anche altri primi cittadini.
«Anche dopo il decalogo che abbiamo promosso con Venezia e i ripetuti appelli fatti al Parlamento, purtroppo non è successo niente – denuncia per primo il sindaco – allora l’unica strada è quella di lanciare una legge di iniziativa popolare. E grazie alla firma digitale sarà più facile raccogliere le firme".
La nuova norma sarà scritta "entro la fine dell’anno, dopodiché da gennaio partirà la raccolta firme: dobbiamo averne 50mila, ma puntiamo a raccoglierne molte di più e per questo ci faremo aiutare dalle associazioni di impresa e di categoria, che sono al nostro fianco".
E sul testo della legge Nardella ha già le idee chiare: "si possono ipotizzare almeno tre temi su cui una normativa statale potrebbe utilmente intervenire".
Il primo, “dare ai sindaci strumenti per regolare il commercio che oggi è in balia di una totale deregulation, in virtù delle liberalizzazioni del 1998. In virtù di queste in una strada possono aprire dieci ristoranti o dieci paninoteche e un sindaco, invece di programmare, non può fare niente".
Altro elemento critico "è generalmente individuato nella progressiva diminuzione dei residenti nei centri storici, a vantaggio delle attività di locazione breve turistica". Un fenomeno che anche a Firenze come in tutte le città d’arte è "particolarmente vistoso".
Così Nardella torna a spingere per la cosiddetta ‘norma Airnbn’, perché "oltre al potenziamento delle iniziative di housing sociale e ad altre agevolazioni alle giovani coppie che intendano trasferirsi in centro, possono ipotizzarsi norme in grado di incidere sul fenomeno delle locazioni brevi turistiche, che si è diffuso soprattutto attraverso le piattaforme telematiche".
Servono però interventi di intensità differente. Quindi rendendo "l’attività più trasparente, obbligando le piattaforme digitali a trasmettere i dati degli host e a svolgere il ruolo di responsabile o sostituto d’imposta".
Modifiche poi anche per rendere meno redditizia, ma rispettosa delle stesse tassazioni che gravano sul resto del settore turistico. Sul punto "il limite di quattro unità immobiliari introdotto dalla legge di bilancio 2021, non molto selettivo, potrebbe, ai fini dei benefici fiscali, essere integrato con più stringenti limiti relativi oltre che al numero degli immobili a quello dei pernottamenti annui".
Ma c’è anche un ulteriore livello della misura, il più duro: la limitazione diretta del fe nomeno sul solco dell’esperienza francese, "che sottopone ad autorizzazione le locazioni e consente di vietarle in caso di scarsità di alloggi residenziali". Infine, ecco il terzo punto, "appare auspicabile una disposizione che precisi i presupposti e i contenuti degli strumenti a disposizione dei Comuni per imporre ai proprietari o agli utilizzatori la custodia, la manutenzione ed il recupero degli immobili. Così come una disposizione che espliciti la diverosità di accordi tra i Comuni e le soprintendenze nel pianificare ed attuare interventi di manutenzione e decoro dei beni vincolati, ivi compresi gli spazi pubblici".