OLGA MUGNAINI
Cronaca

Santiago Calatrava: "Cascine e stazione. I miei progetti per la città purtroppo mai realizzati"

L’archistar spagnolo ospite della Florence Biennale arte contemporanea. Oggi alla Fortezza la cerimonia per la consegna del premio alla carriera .

Santiago Calatrava: "Cascine e stazione. I miei progetti per la città purtroppo mai realizzati"

Santiago Calatrava: "Cascine e stazione. I miei progetti per la città purtroppo mai realizzati"

"Io sono l’architetto dei ponti e delle stazioni, strutture dedicate ai lavoratori che tutti i giorni arrivano nelle città, per stare forse in luoghi bui o comunque non belli, e che non andranno mai o poco nei musei".

Santiago Calatrava ha progettato anche per Firenze un ponte pedonale alle Cascine, una stazione per l’alta velocità (concorso vinto da Foster), oltre all’ampliamento del museo dell’Opera del Duomo. Nessuno dei tre progetti andati mai in cantiere.

La prima volta arrivò a Firenze appena ventenne con lo zaino in spalla. E confessa di aver provato anche lui la Sindrome di Stendhal, seduto sui gradoni della Loggia dei Lanzi a guardare il Perseo di Benvenuto Cellini e le altre statue di piazza della Signoria.

Oggi il grande architetto-ingegnere spagnolo, celebre quanto riconoscibile per la leggerezza delle sue strutture che sembrano volare in un gioco armonioso di luci, riceverà il premio alla carriera ’Leonardo da Vinci’ della Florence Biennale arte contemporanea e design, in corso alla Fortezza da Basso fino al 22 ottobre.

Maestro Calatrava, alla Fortezza da Basso sono esposti due suoi progetti per Firenze, mai realizzati. Le dispiace?

"Guardi, in quarant’anni di carriera ho partecipato a più di 170 concorsi e continuo a farli con lo stesso entusiasmo. Cosa si impara? A perderli, ma non importa, perché si impara sempre, fa parte del processo. E fa parte della natura dell’architetto sapere che molti progetti non saranno realizzati".

Ci parli del ponte pedonale alle Cascine.

"Sa perché amo fare i ponti? Perché uniscono, fanno superare gli ostacoli. E poi perché le guerre, fra le tante vittime, hanno per prima cosa la distruzione della verità e poi quella dei ponti. Pensate non solo al valore simbolico di un ponte, ma a quanto diventi identitario per una città. Basti pensare al vostro Ponte Vecchio. Per le Cascine avevo pensato a una struttura in arco con due rampe che arrivavano quasi alla riva del fiume, con un “occhio“, una finestra tonda come quelle sotto la Cupola del Brunelleschi".

Firenze non è molto generosa con gli architetti contemporanei. Basti pensare alla Loggia di Isozaki.

"Dobbiamo imparare a non essere troppo severi con i contemporanei. Ci sono stati due fattori che hanno condizionato l’architettura di oggi: il razionalismo e il funzionalismo. Ci sono stati decenni che con la scusa del sociale, di dare casa a tutti e così via, che si sono realizzati edifici bruttissimi, dove era cancellato ogni ornamento e ogni idea di bellezza. In realtà più che pensare al sociale c’era un grande snobismo. Secondo me, non per la mia generazione, ma per quelle future, c’è la possibilità di fare meglio".

Le soddisfazioni più grandi della sua carriera?

"Aver contribuito alla costruzione della Spagna nella prima epoca della democrazia, fra cui la mia città Valencia. Me ne andai in Svizzera a studiare durante gli ultimi anni di Franco. E certamente aver lavorato a Ground Zero di New York al World Trade Center Transportation Hub, che è appunto una stazione".

L’architettura moderna che le piace più di a Firenze?

"La chiesa di Giovanni Michelucci sull’autostrada, ha un razionalismo molto sentito con quelle vele e quel tetto obliquo. Sono proprio voluto andare a vederla e l’ho trovata una meraviglia".