Firenze, 14 aprile 2016 - Contro il logorio della vita moderna un tempo proponevano un amaro. Oggi c’è chi fa di più. Un pasto intero. "Pranzo popolare", l’ha chiamato l’ideatore: primo o secondo, contorno, pane, acqua e caffè al costo, davvero popolare, di 5 euro.

"Ci ho pensato un giorno che avevo a pranzo due medici, e li sentivo parlare di reflusso gastroesofageo come malattia di tutti gli operai costretti a fare pausa pranzo con un panino, e allora è scattata la molla".

A parlare è Andrea Giacomini, 66 anni, personaggio molto conosciuto con una lunga storia in città e soprattutto in Oltrarno: scout con don Cuba ai tempi dell’alluvione e tra i fondatori dell’Ostello di Santa Monaca, primo presidente del Comitato di Santo Spirito, da sempre attivo nel volontariato e nel sociale in Oltrarno. Dove nel 2000 mette su insieme alla moglie Manuela, in via dell’Orto, il Club Paradiso, "dove si somministravano cibi e bevande – racconta Giacomini – ma era anche circolo culturale e punto di ascolto per i problemi della gente e di tutto il quartiere". La legge Bersani gli ha poi consentito di trasformarlo in ristorante vero e proprio, ed ecco che è nata in poco tempo l’Osteria Paradiso.

Dove, a onore del vero, i prezzi sono sempre stati abbordabili, per una cucina fiorentina bella sanguigna, con tutti i sapori della tradizione. "Poi più di recente – dice Andrea Giacomini – ascoltando quei due dottori e pensando ai ragazzi che lavorano qui intorno nei cantieri, soprattutto alla nuova Facoltà Teologica, al Conventino di piazza Tasso, ma anche a tanti studenti e a tanti anziani, mi sono convinto".

I risultati, dice Giacomini, si sono visti subito, "molti mi hanno detto che stanno meglio e gli ho salvato la vita". In tavola, i piatti sono «quelli bòni»: cosce di pollo e arista, milanesi e trippa, arista e via dicendo. Già: ma come si fa a offrire un pasto di qualità a quei prezzi? "Il segreto – sorride Andrea Giacomini – è semplice: ci si alza presto la mattina, si va a fare la spesa, si girano i mercati e le buone macellerie".

E scatta anche qualcos’altro. "Mi fanno dei prezzi buoni – spiega – perché in giro c’è molta sensibilità, al Mercato Centrale ci aiutano davvero volentieri: si crea in questo modo un circolo virtuoso, tra l’umano e il sociale. Così, appena apro c’è gente ad aspettare, ci portano anche i bambini. Ha il sapore e la dignità delle trattorie di una volta".