Pd e 5stelle. I conti non tornano

Il mancato accordo tra il PD e i Cinque Stelle a Firenze viene visto come un pericolo evitato per il centrosinistra. I numeri risicati dei Pentestellati non garantivano la vittoria al primo turno e avrebbero compromesso il ballottaggio. L'incognita rimane il ruolo di Matteo Renzi, deciso a non sostenere il centrodestra ma tentato di affondare la barca "rotta".

Per la base dem e per molti dirigenti (a cominciare dal governatore Giani e dal sindaco uscente Nardella) il mancato accordo viene visto come un pericolo scampato rispetto allo spauracchio delle nozze con il partito del no. No alla Tav, no all’ampliamento dell’aeroporto, no a molti progetti in campo per Firenze. Non sarà un caso se da sempre i Cinquestelle sono all’opposizione sia in Comune che in Regione. A far propendere per il no sarebbe bastato sin dall’inizio un calcolo squisitamente aritmetico: i numeri risicati dei Pentestellati in città non sarebbero comunque serviti alla vera svolta ambita dal centrosinistra; conquistare Palazzo Vecchio al primo turno. Ma, per contro, avrebbero ipotecato irrimediabilmente il futuro e quindi la difficile partita del ballottaggio. Già Azione di Calenda li vede come un dito in un occhio, e l’ex alleato Matteo Renzi al secondo turno non poteva reggere in alcun modo l’alleanza con una coalizione che tenesse insieme i fedelissimi di Giuseppe Conte, oltre che una Sinistra italiana che ha dimostrato l’allergia, ricambiata, per i centristi di Italia Viva. Peraltro i Cinquestelle fiorentini sono anche spaccati all’interno con due anime contrapposte: Lorenzo Masi candidato sindaco all’ultimo tuffo che non ha dormito tre giorni per raccogliere le firme e presentare le liste perchè ci ha sperato fino all’ultimo minuto, e il capogruppo in comune Roberto De Blasi, sulle barricate piuttosto che siglare il patto dem per Firenze. Dicevamo il ballottaggio. Che succederà? I Cinquestelle potrebbero a questo punto andare al mare se si andrà alle urne anche il 24 giugno, e quindi non spostare minimamente l’ago della bilancia. La vera incognita resta sempre il Matteo ribelle, che nell’intervista a La Nazione non ha nascosto il livore contro il suo ex Pd, a cominciare dal sindaco uscente e suo ex braccio destro, Nardella mentre non si è sbilanciato contro il civico Eike Schmidt appoggiato dal centrodestra unito. Venderà cara la pelle, c’è da scommetterci, dopo il no al ticket con il suo delfino Francesco Casini. A Firenze mai con il centrodestra, ripete da mesi l’ex premier. Ma la tentazione di affondare la barca ’rotta’ resta forte.

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