di Luca Gasperoni FIRENZE Palestra non è sinonimo di violenza: prende il via da Firenze, con l’iniziale adesione di quattro strutture cittadine, la class action nazionale per tutelare le palestre dove si praticano le arti marziali. L’azione legale collettiva per la categoria arriva come risposta al tragico omicidio di Colleferro che ha scosso...

di Luca Gasperoni

FIRENZE

Palestra non è sinonimo di violenza: prende il via da Firenze, con l’iniziale adesione di quattro strutture cittadine, la class action nazionale per tutelare le palestre dove si praticano le arti marziali. L’azione legale collettiva per la categoria arriva come risposta al tragico omicidio di Colleferro che ha scosso l’opinione pubblica, generando polemiche sulle attività sportive in questione.

"È inaccettabile associare i feroci assassini di Willy alle palestre di arti marziali, è un danno per centinaia di imprese che vedono la loro immagine lesa" commenta l’avvocato Roberto D’Ippolito, presidente dell’associazione ‘Politica, Ora!’ e candidato pd alle elezioni, che seguira’ le imprese in questa iniziativa legale. I destinatari – spiega – saranno "in primis gli autori materiali dei fatti, e poi coloro che hanno gettato discredito, stiamo valutando le responsabilità".

L’obiettivo della class action che l’avvocato spera assuma rilevanza nazionale con adesioni da tutto il Paese, è ottenere un risarcimento economico e mandare un forte segnale mediatico. "Si tratta di un’azione che per noi – aggiunge l’avvocato D’Ippolito – ha un valore soprattutto educativo: difendere i valori dello sport e il ruolo delle palestre, spesso occasioni di riscatto per le fasce più deboli, portate avanti da associazioni di volontariato che favoriscono l’inclusione e l’inserimento sociale. Credo sia ingiusto questo clima di criminalizzazione". E conclude lanciando un appello di responsabilità alle istituzioni politiche e non affinchè passi il messaggio giusto: "Non dobbiamo fare l’errore di associare le palestre e certi sport ad attività criminali, finiremmo per danneggiare proprio le persone più fragili o che vivono in contesti sociali difficili".