Yuri Chechi, leggenda azzurra
Yuri Chechi, leggenda azzurra

Da Ravenna a Ferrara, passando per Modena, Forlì e Riccione. Giovedì i sindaci dell’Emilia-Romagna hanno suonato la carica: «Le Olimpiadi estive a Bologna e Firenze, nel 2032, sarebbero un’occasione per tutti». «Le due città da sole non possono farcela» ha frenato invece il governatore della Toscana Enrico Rossi, pur ribadendo il suo sostegno. «Non si possono rifiutare i Giochi, ma meglio pensare a un sistema a rete che coinvolga il territorio attorno all’asse Firenze-Bologna». In ogni caso sarebbero le «Olimpiadi del dialogo» perché due o più comunità dovrebbero fare squadra: quello che piace al vescovo di Bologna Matteo Zuppi, che ha già benedetto l’idea lanciata dal sindaco fiorentino Dario Nardella. Virginio Merola, il collega che l’aveva subito accolta, ha spiegato ieri ai bolognesi le sue ragioni per dire sì. Presto nascerà un Comitato promotore.

 

Firenze, 14 settembre 2019 - «L’idea è bellissima e il progetto mi sembra serio. Tra l’altro stimo enormemente il sindaco Dario Nardella che ha fatto crescere molto Firenze in questi anni. Tuttavia da qui a pensare di portare in Toscana e in Emilia Romagna le Olimpiadi del 2032 ce ne corre. Mi sembra un’impresa difficile, ma sognare non costa nulla ed è giusto provarci».

Sangue, nervi tirati come acciaio, forza dolce. Oro ad Atlanta nel 1996 e bronzo otto dopo in Grecia, Jury Chechi, il ‘Signore degli Anelli’ – che dalla sua Prato è schizzato per trent’anni in ogni lembo del mondo facendosi mentore, con il suo fascio di muscoli, di un equilibrio mentale prima ancora che fisico – dosa sogni e ragione con la raffinatezza di uno sportivo raro. Asciuga i concetti. Così come affilava il suo corpo prima di gareggiare. Nessuna suggestione, anche se il suo nome, Jury, lascia da parte la razionalità omaggiando il sogno. Un sogno realizzato. Quello di Gagarin, il primo uomo nello spazio.

Chechi, ci pensa? Un’Olimpiade sotto casa...

«Certo sarebbe una cosa meravigliosa, ma la vedo dura».

Perché?

«Ci sono grandi problemi logistici e organizzativi. Ho visto le altre realtà mondiali che hanno organizzato i Giochi e tutte dispongono di strutture di altissimo livello. E poi c’è un altro aspetto fondamentale sul quale riflettere».

Ovvero?

«L’Italia ospiterà le Olimpiadi invernali del 2026, a Milano e Cortina. Mi sembra davvero difficile che il Cio le assegni anche i Giochi sei anni dopo».

Non si può?

«Diciamo che è una regola non scritta. Però, mai dire mai...».

Lei ha partecipato amolte edizioni dei Giochi. Quale città l’ha colpita di più a livello organizzativo?

Beh, direi Londra su tutte. Poi Sydney e Barcellona. Anche a Pechino è stato fatto un buon lavoro. Ecco, forse a Rio de Janeiro qualche pecca c’è stata...».

Londra, Pechino, Rio. In effetti sono nomi da brivido. Città immense.

«Sono realtà che non si possono paragonare con Firenze e Bologna, questo è chiaro».

Posto anche che le nostre due città riescano amettere in piedi un sistema di impianti all’altezza, pensa che saremmo in grado, a livello di strutture ricettive, di ospitare una macchina imponente come quella dei Giochi?

«Che dire? Al momento no, anche se per fortuna il Cio ha cambiato alcune regole consentendo l’aggregazione di più città. Un’altra carta a nostro favore potrebbero essere le strutture provvisorie, sempre più diffuse».

Cioè? «Si tirano su palazzetti con poche migliaia di euro e poi, dopo i Giochi, si smontano».

In questi giorni ha parlato con qualcuno dei suoi colleghi sportivi della possibile candidatura di Firenze e Bologna?

«Sì, con Antonio Rossi che fa parte del comitato per le Olimpiadi invernali del 2026. Abbiamo fatto una riflessione veloce. È una persona molto competente e capace ed anche lui ha condiviso le mie perplessità».

Proviamo a sognare: fra 13 anni i Giochi si fanno davvero qua. Lei farebbe da testimonial?

«Mah, forse sì (ride ndr). Però dai, aspettiamo a dirlo perché, ripeto, la sfida è davvero difficile».

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