Firenze, 16 gennaio 2020 -  «Babbo vieni, sono caduto, sono in piazza Brunelleschi». L’ultima chiamata di Niccolò mette i brividi. Il ragazzo è a terra, intorno il sangue, gli amici e i testimoni dell’incidente. «Cosa succede, aiutatemi. Voglio tornare a casa, riprendo la carrozzina. Aiutatemi a salire sulla mia sedia a rotelle, non è successo niente» ha detto Niccolò Bizzarri alle persone che si trovavano intorno a lui. Poi, l’arrivo dell’ambulanza, la corsa in ospedale e il decesso a circa sette ore di distanza dall’incidente.

«Era uscito dalla Facoltà di Lettere – racconta una delle prime soccorritrici – e stava procedendo verso via Alfani per intenderci. All’improvviso le ruote della carrozzina sono rimaste bloccate in una buca e lui è come volato a terra. E’ finito a pancia in giù e non riusciva a girarsi, era traumatizzato e chiedeva aiuto. Sul posto sono arrivate cinque–sei persone, poi anche alcuni studenti. Abbiamo chiamato immediatamente l’ambulanza». «Ci siamo incrociati giusto cinque minuti prima dell’incidente - racconta Niccolò Petronio, compagno di corso a Lettere antiche -. Come tutti noi, si sarebbe dovuto laureare tra luglio e ottobre prossimi. Di lui colpiva la dedizione per lo studio. Se noi stiamo sui libri per trovare poi un lavoro, lui, sapendo che il futuro gli sfuggiva tra le mani, lo faceva per passione».

Letteratura cristiana, Filosofia antica: Niccolò divorava libri su libri e, nonostante la difficoltà fisica, «riempiva pagine di appunti». Amava poi scrivere poesie ed occuparsi in prima persona dell’Università. Per questo si era candidato con Lista Aperta ed era stato eletto rappresentante a Lettere. È grazie a lui se adesso la porta d’ingresso alla Scuola è automatizzata. «Ci invitava sempre a raccontargli i piccoli grandi problemi quotidiani di noi studenti», lo ricorda Niccolò. Che aggiunge: «Era sempre allegro. Non l’ho mai sentito lamentarsi. Anzi, era molto autoironico, stava sempre al gioco».

«Intorno a lui c’era grande affetto e senso di protezione - continua il compagno di studi -. Una volta dovevamo andare ad una cena in casa. L’ascensore era stretto ma non ci siamo persi d’animo. L’abbiamo sollevato e portato su, tutti insieme». Adesso vicino a quella maledetta buca dove la carrozzina si è ribaltata ci sono fiori e biglietti commoventi. C’è chi prende in prestito i versi di ‘A Silvia’ e chi ricorda la «voglia di vivere» dello sfortunato giovane. Commosso Alessandro Bussotti, preside del comprensivo Poliziano dove insegna Lettere la mamma di Niccolò, e allo stesso tempo ex insegnante del ragazzo, quando era allievo del liceo Michelangelo: «Un giovane bravo e sensibile. Siamo tutti sconvolti per quel che è successo. Di sicuro faremo qualcosa per ricordarlo». In segno di vicinanza, il rettore Luigi Dei ha inviato alla famiglia un messaggio di cordoglio. Lo studente, fanno sapere da San Marco, sarà poi ricordato all’inizio delle prossime sedute degli organi accademici.