Nei panni di chi non vede: gli studenti del Buontalenti a lezione di disabilità visiva

Stamani, lezione con l’Unione italiana ciechi per imparare ad accompagnare e servire un cieco. Il 7 marzo, poi, Apericena al buio, per far calare i ragazzi nelle difficoltà di chi non ha il dono della vista

Un momento della lezione sulla disabilità visiva

Un momento della lezione sulla disabilità visiva

Firenze, 29 febbraio 2024 - “Come fate a vestirvi scegliendo i giusti colori, a truccarvi e ad usare i soldi al momento di pagare?”. Sono solo alcune delle domande fatte stamani da alcuni studenti di quinta dell’alberghiero Buontalenti che hanno partecipato al progetto “Nei panni di chi non vede”. Un’iniziativa organizzata dall’Unione italiana ciechi e ipovedenti di Firenze per “formare alla disabilità” i ragazzi che, presto, lavoreranno in un bar o in un ristorante, luoghi dunque dove facilmente dovranno misurarsi con le “diversità”.

Alla mattinata di formazione hanno partecipato la dirigente del Buontalenti, Maria Francesca Cellai, il suo vice Adriano Ariani, Niccolò Zeppi, presidente provinciale Uic, e Sandra Minichini, formatrice Irifor e docente della primaria. Gli studenti hanno imparato ad accompagnare un non vedente, a farlo sedere ed a servirlo. “E’ importante, quando un non vedente entra ad esempio in un bar, farlo sentire subito a proprio agio, chiedendogli di cosa ha bisogno e accompagnandolo, se necessario, al tavolo - ha detto Minichini -. Di fronte ad un cieco, bisogna stare attenti a descrivere minuziosamente ed a dettagliare le varie richieste o azioni da compiere”. Gli studenti hanno partecipato attivamente alla lezione, facendosi anche bendare. Ed hanno appreso una serie di ‘trucchi’, come quello di “sistemare il bicchiere a mezzogiorno, rispetto alla tazzina del caffè”.

“L'importanza di tali iniziative - dice la dirigente, Maria Francesca Cellai, - nasce dall'esigenza di formare i nostri studenti alla diversità, preparandoli ad affrontare con competenza le varie difficoltà che incontreranno nella futura professione. I ristoranti, i bar sono anche luoghi di socialità e non possiamo permetterci che in questo dialogo ci siano degli esclusi. In fondo, empatia significa immedesimarsi negli altri non usando solo i canonici cinque sensi ma anche l'intelligenza ed il cuore”. “Spesso, erroneamente, descriviamo i giovani come superficiali - ha aggiunto il vicepreside Ariani -. Ma non è così. Iniziative dal risvolto sociale come questa lo dimostrano”.

Giulio è uno degli studenti che si è fatto bendare: “Secondo me ci sono ancora molti tabù riguardo ai non vedenti - ha detto il giovane -. Per questo motivo l’incontro di oggi mi ha particolarmente interessato. I consigli che ci hanno dato sono semplici ed efficaci. Tutte le persone, soprattutto quelle che lavorano nella ristorazione, dovrebbero essere un minimo formate a rapportarsi con i disabili. Se uno non è preparato può commettere degli errori anche sciocchi”.

Ma non è finita qui.

Dopo la formazione di stamani, il 7 marzo quattro classi del Buontalenti parteciperanno all’Apericena siciliano al buio, che si terrà nella sede della scuola a San Bartolo a Cintoia. L’iniziativa è sempre organizzata insieme all’Unione italiana ciechi e ipovedenti di Firenze, cui andrà parte del ricavato della serata. Quella sera, davvero, gli studenti dovranno muoversi esattamente come i non vedenti. “Le difficoltà di tipo pratico saranno legate ad esempio a come riuscire a riempire il bicchiere con l’acqua - spiega Minichini -. I giovani sperimenteranno poi quanto cambi la relazione tra i non vedenti. Tra chi vede, quando non ci si conosce, c’è prima uno scambio di sguardi. Ma quando uno non vede? Ecco, per parlare con un non vedente bisogna sempre dire il suo nome. Importante dunque subito presentarsi. Ma poi le strategie possono essere molteplici. Starà ad ogni ragazzo idearle e metterle in pratica”.

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