La scientifica
La scientifica

Firenze, 15 settembre 2021 - Scopeti, 36 anni dopo. I risultati del sopralluogo che ieri mattina la polizia scientifica ha fatto sulla scena dell’ultimo delitto del mostro di Firenze, scoperto il 9 settembre del 1985 dal cercatore di funghi Luca Santucci, probabilmente saranno visibili a tutti, visto che saranno contenuti in un docufilm che la Rai sta confezionando proprio in questi giorni.

Le tecniche attuali consentiranno una ricostruzione in 3D dei luoghi e della dinamica, e magari potranno essere utili anche al futuro dell’inchiesta, visto che saranno trasmessi alla procura, informata del sopralluogo. Un’attività che ha scopo di studio e ricerca, ma non solo. 36 anni dopo la fine dei delitti, l’esigenza di avere ancora conoscenza sul Mostro si avvale di un fronte hi tech che, con apparati tecnologici molto precisi, può aggiornare gli studi investigativi fornendo uno scenario del luogo del delitto il più fedele possibile al tempo dell’omicidio e quindi, di riflesso, dare riletture importanti.

L’obiettivo è una ricostruzione sia topografica e forestale, per stabilire l’esatta disposizione della vegetazione, modificata da incendi boschivi ed eventi meteo. Pure lo stradello di bosco dove scappava la vittima Jean Michel Kraveichvili nel tempo si è molto modificato fino a sparire sotto la vegetazione che lo ha ricoperto. E piante oggi inesistenti hanno lasciato tracce nel terreno: radici, ceppi, residui che i botanici leggono. Un drone della polizia scientifica ha sorvolato accuratamente la piazzola della tenda, pochi metri nella campagna, tra pini e bosco ceduo. Studiata anche la strada comunale e sembra sia la prima volta che le indagini scientifiche si espandono oltre il bosco, interessando un tratto di via Scopeti.

La Scientifica ha piazzato i cartellini numerati ovunque, sulla via ha preso a riferimento il muro di una villa e file di cipressi per rimisurare spazi che si sono conservati in modo quasi uguale a quel settembre del 1985. Di diverso rispetto ad allora, c’è una targa in memoria delle due vittime, iniziativa presa da un gruppo di discussione social e avallata dall’avvocato Vieri Adriani, legale delle vittime francesi nonché pungolo della procura: da un suo esposto, è nata l’inchiesta che per quasi 5 anni ha approfondito la posizione di Giampiero Vigilanti, ex legionario di Prato e ultimo indagato (oggi archiviato) di un infinito capitolo giudiziario.

La «fiction» di ieri mattina agli Scopeti, Adriani non l’ha digerita troppo. "Come ragione di questo rinnovato interesse, sorge spontaneo il quesito se non sia quella di procedere alla rimozione della lapide in memoria delle vittime, al momento non trovando altra spiegazione visto l’orientamento costante manifestato in questi ultimi tre anni dalla procura di Firenze", ha commentato ironico, riferito alla "chiusura" dei pm verso nuove iniziative da lui sollecitate.

Per l’omicidio di Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili, ed altri tre duplici omicidi (Vicchio 1984, Giogoli 1983 e Baccaiano 1982) sono stati condannati in via definitva i compagni di merende Mario Vanni (ergastolo) e Giancarlo Lotti (26 anni), che avrebbero agito in concorso con il contadino Pietro Pacciani, morto però nel 1998 prima di un nuovo processo.

Pacciani era stato condannato all’ergastolo nel 1994, verdetto ribaltato in appello. Ma la sua assoluzione era stata annullata in Cassazione e si sarebbe dovuto tenere un nuovo giudizio di secondo grado. Testimoni dissero di aver visto ilVampa la domenica sera nei pressi della piazzola di Scopeti, ma ancora più determinante risultò la testimonianza di Giancarlo Lotti, che riferì di aver assistito all’omicidio e poi si chiamò in correità per gli altri tre.
ste.bro.