Mostro di Firenze, la tenda dove furono sorpresi Jean-Michel Kravechvili e Nadine Mauriot
Mostro di Firenze, la tenda dove furono sorpresi Jean-Michel Kravechvili e Nadine Mauriot

Firenze, 17 febbraio 2020 -  Carramba, che fortuna. Ma cosa c’entra il fortunato format della bionda Raffaella Carrà con i delitti del mostro di Firenze? C’entra, c’entra. Agli atti dell’inchiesta sui duplici omicidi che hanno insanguinato Firenze tra il 1968 e il 1985, delitti firmati sempre dalla stessa pistola, una calibro 22 mai ritrovata, c’è finito un fax che la Rai spedì alla procura di Firenze.
 

E’ il settembre del 1998. Gli autori del programma, a caccia di personaggi baciati da un’improvvisa buonasorte, non potevano non essere attratti dalla storia dell’attuale indagato per gli omicidi, Giampiero Vigilanti, apparsa sulle cronache a quei tempi. Si tratta dell’eredità dello "zio d’America". L’ex legionario di Prato, trovato nel novembre 1994 con 176 proiettili Winchester serie H (gli stessi usati negli omicidi) e avvicinato mediaticamente ai delitti del serial killer, racconta ai giornali che grazie a quella ’notorietà’, si è fatto vivo un parente che vive negli Stati Uniti per fargli sapere che alla sua morte gli lascerà un tesoro.

Oggi, la storia dell’eredità è una bufala accertata pure dai carabinieri del Ros. Resta da capire se quell’uscita nascondesse qualcosa o fosse semplicemente uno dei tanti picchi di narcisismo che contraddistinguono, ancora oggi che ha quasi 90 anni, l’ex legionario. Ma quando arrivò quel fax in procura, con cui la Rai chiedeva una sorta di ’via libera’ all’invito del personaggio, il pm Paolo Canessa chiese informazioni alla Sam su Vigilanti. Rispose Michele Giuttari in persona: ricordò la perquisizione del 1994 e le cartucce serie H, ma in quella comunicazione non c’era traccia della precedente perquisizione del 1985, dei carabinieri di Prato, quella in cui vennero trovati i giornali relativi ai delitti sin dal 1974. La Sam allegò all’appunto anche un’altra nota. Questa era stata redatta 4 anni prima, proprio in concomitanza del sequestro delle pallottole uguali a quelle del mostro. C’è scritto che Vigilanti "fu a suo tempo inserito in un elenco di ’sospetti’ da perquisire in caso di duplice omicidio eventualmente verificatosi successivamente a quello del 1985 a Scopeti. Tale elenco fu compilato sulla base della considerazione che c’era un grupppo di soggetti che, in qualche maniera, erano stati informati che si svolgevano indagini a loro carico. tramite esami testimoniali, perquisizioni domiciliari od altro".

E’ un elenco di 82 persone, stilato nel 1989, mai finito negli atti dei processi e diverso dalla lista dei 38 del 1986, forse ancora custodito nell’archivio della defunta Sam ma noto soltanto a un ristrettissimo gruppo di addetti ai lavori. Se ci fosse stato un nuovo delitto, la Sam per prima cosa sarebbe andata a cercare questi 82. Ma non ce ne fu bisogno, perché i delitti, com’è noto, cessarono. I nominativi erano stati selezionati, dice ancora la nota, "in base al criterio logico che il ’mostro’ avrebbe potuto commettere un nuovo delitto nel 1986 se non disturbato da qualcosa. In questo elenco, oltre al nome di Vigilanti, compariva quello di Pacciani". Oggi, gli inquirenti impegnati nell’inchiesta che il pm Luca Turco ha ereditato dal collega Paolo Canessa, alla luce degli indizi emersi a distanza di tanti anni, si chiedono perché la pista Vigilanti sia stata totalmente abbandonata.
E siano state "omesse" dalle informative tra investigatori e pm, pure le dichiarazioni che il criminologo Francesco Bruno (consulente del Sisde prima, e consulente della difesa dell’inquisito Pacciani poi) fece nel 2001 dopo aver subito pure lui una perquisizione. Dichiarazioni recentemente ribadite in un’intervista del documentarista Paolo Cochi. Bruno parlò di aver ricevuto una segnalazione da una persona, sia con una lettera, che con una telefonata, che indicava un ’possibile mostro’ che possedeva un’auto sportiva rossa con la quale correva nel circuito del Mugello fino al 1985.
Vigilanti possedeva una Lancia Flavia molto simile a questa auto descritta. E al pm Canessa l’ex legionario ha spontaneamente riferito che con quella macchina ci andava a girare in quella pista.
"Chi informò Bruno? Dov’è la lettera?", si chiede oggi l’avvocato Vieri Adriani, rappresentante delle vittime francesi del 1985 che in vista dell’udienza del 12 marzo sta implementando la sua opposizione all’archiviazione con gli ultimi elementi emersi. In quel verbale del 2001, il criminologo riferì che la segnalazione della macchina rossa del ’’pilota’’ è stata sequestrata proprio in quella perquisizione. Ma nei verbali di sequestro non c’è. Il dettaglio della segnalazione, viene tralasciato anche nell’informativa al pm con cui Giuttari accompagna il verbale delle dichiarazioni di Bruno.
Dalla Carrà, Vigilanti non andrà mai. E l’eredità non pare proprio averla intascata. Ma le indagini su di lui, negli anni caldi, non sono mai andate a fondo. Carramba, che fortuna!
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