UFFICIO STAMPA COMUNE DI FIRENZE
IL SINDACO DARIO NARDELLA RICEVE NELLA SALA CLEMENTE VII DI PALAZZO VECCHIO IL RABBINO JOSEPH LEVI E L'IMAM IZZEDIN ELZIR 
CGE FOTOGIORNALISMO
UFFICIO STAMPA COMUNE DI FIRENZE IL SINDACO DARIO NARDELLA RICEVE NELLA SALA CLEMENTE VII DI PALAZZO VECCHIO IL RABBINO JOSEPH LEVI E L'IMAM IZZEDIN ELZIR CGE FOTOGIORNALISMO

Firenze, 23 luglio 2015 - In riva all’Arno o all’ombra delle Cascine, il percorso stavolta non si fermerà. La cupola della moschea e la punta del suo minareto sono destinate a sfidare lo skyline di Firenze. E come qualsiasi altro edificio che si misura con la storia, le forme e le proporzioni toscane, dovrà essere una struttura di altissimo livello architettonico. A garantire questo è la comunità islamica, già pronta a bandire un concorso che richiamerà probabilmente le archistar di tutto il mondo. Ad assicurare ai musulmani il diritto di avere in città un proprio edificio di culto è invece il sindaco Dario Nardella, che risponde picche a chi avanza la richiesta di un referendum.

A chiarire gli obblighi del Comune da un punto di vista amministrativo ci ha pensato ieri l’ex assessore all’urbanistica di Palazzo Vecchio, Titta Meucci, che ha spiegato sul nostro giornale i diritti-doveri di pianificazione urbanistica e successivamente di verifica sulle conformità progettuali. Ma a ribadire anche sul piano di principio che Firenze è pronta e matura per accogliere una moschea è stato il sindaco ieri ha detto: «Non è mai stato fatto un referendum per aprire una chiesa o un luogo di culto. Altrimenti li dovremmo fare per gli ebrei, i copti, gli ortodossi e cristiani. Per questo sfido il centrodestra a entrare nel merito della questione e non a buttarla in caciara».

Del resto il dibattito è ormai di lunga data. L’imam Ezzedin Elzin è dal 2005 che si dice pronto a costruire una moschea degna – dal punto di vista architettonico – delle decine di migliaia di fedeli presenti sul territorio, molti dei quali di nazionalità italiana. Dieci anni fa Elzin parlava di circa 20mila musulmani. Oggi se ne stimano almeno 30mila.

«Come la giunta precedente, anche questa non intende vietare l’apertura di un luogo di culto – insiste Nardella –. Il diritto di pregare vale per tutti e per tutte le religioni».

Per questo Palazzo Vecchio è pronto a seguire con grandissima attenzione gli sviluppi di un’opera che la comunità musulmana fiorentina vorrebbe veder realizzata in riva d’Arno, al posto del deposito dell’Ataf di Varlungo.

«Un percorso che tuttavia deve definirsi su alcune linee guida – prosegue il sindaco –, tre in particolar modo: la moschea dovrà essere pienamente integrata nella città dal punto di vista architettonico, urbanistico e religioso; il progetto deve essere condiviso con tutte le comunità musulmane che sono in città e che sono molte. Infine, la moschea deve essere un luogo esclusivamente di preghiera».

Il riferimento – e la preoccupazione – è all’aspetto della sicurezza, in un momento storico di grande apprensione per il diffondersi degli estremisti islamici. «Siamo pronti a usare le migliori esperienze già sperimentate in Italia – spiega il sindaco – per valorizzare le moschee come luoghi di preghiera e prevenire strumentalizzazioni da parte di movimenti politici islamici che hanno obiettivi diversi da quelli culturali e religiosi».

L’idea del sindaco è quella di affrontare “insieme” la questione moschea come «modo di arricchimento del contesto culturale ed interreligioso della città per la città e non uno strumento di lotta politica da parte dei musulmani. Su questo, senza passare dalla via referendaria, sono pronto a discutere con la comunità islamica e cittadini. Anche perché, attenzione: l’isolamento crea radicalismo e il radicalismo può generare violenza».