Luca Raso
Luca Raso

Firenze, 4 agosto 2014 - Non è caduto per distrazione o per imprudenza Luca Raso, ma per la "scarsa illuminazione", che non gli consentì di rendersi conto che tra le mura e i bastioni del Forte Belvedere c'era il vuoto.  E' con queste parole che la Corte di Cassazione ha motivato la sentenza dello scorso luglio con cui la stessa Corte ha confermato la condanna per omicidio colposo al gestore della struttura. Aveva "l'obbligo di valutare gli eventuali pericoli per gli avventori e di eliminarli", scrivono i giudici che hanno respinto di ricorso del presidente dell'Associazione "Teatro Puccini", Lorenzo Luzzetti, contro la sentenza della Corte d'Appello che gli aveva inflitto otto mesi di reclusione.

Se e' vero che il Forte mediceo e' un "bene vincolato" e dunque "anche ad altri spettavano interventi che potessero in via definitiva risolvere il problema della sua pericolosità'', su Luzzetti - che gestiva l'edificio per un ciclo di manifestazioni dell'estate fiorentina - "incombeva l'obbligo di rimuovere , nel periodo della sua gestione, i pericoli esistenti", spiega la Cassazione nelle motivazioni che sono state depositate oggi. Il gestore "aveva lo stesso obbligo" dell'inquilino di un immobile "che e' tenuto ad evitare che un eventuale ospite cada dal terrazzo della sua abitazione, allorquando il parapetto non garantisca da tale evenienza"; cioe' doveva adottare "tutte le misure provvisorie adeguate, salvo il suo diritto di richiedere un intervento immediato del proprietario", il Comune di Firenze in questo caso.

Per la morte di Luca Raso sono stati condannati in un altro procedimento anche l'ex assessore del Comune di Firenze, Simone Siliani, e il direttore della direzione cultura, Giuseppe Gherpelli. Nel 2008 dai bastioni del Forte precipitò, morendo, anche una giovane donna, Veronica Locatelli; per questa vicenda e' stato condannato per omicidio colposo l'ex sindaco di Firenze Leonardo Domenici.