Uno scorcio di Capo Verde. Nel riquadro, David Solazzo
Uno scorcio di Capo Verde. Nel riquadro, David Solazzo

Firenze, 4 agosto 2020 - Un silenzio lungo quasi 15 mesi ha accompagnato la morte di David Solazzo, il cooperante fiorentino trovato in una pozza di sangue il primo maggio dell'anno scorso a Capo Verde. Ma qualcosa si muove. Secondo quanto puo' riferire l'Agi, alcuni documenti richiesti dalla procura di Roma alle autorita' di Capo Verde, tramite una rogatoria, sono stati inviati.

E dunque, anche se sotto traccia, nelle indagini coordinate dal pm di Piazzale Clodio, Erminio Amelio, qualche piccolo passo avanti si sta facendo. La delicatezza del caso implica che ogni movimento, anche piccolo, sia coperto da segreto istruttorio, per non pregiudicare l'esito delle investigazioni. Il fascicolo e' aperto per omicidio volontario, mentre la magistratura di Capo Verde, fin da subito, ha parlato di morte accidentale.

Per lungo tempo le autorita' locali non hanno collaborato con quelle italiane, ne' con la famiglia, che ha incaricato un avvocato sul posto e ha chiesto, tramite le ambasciate, di avere accesso al cellulare, al computer e alla macchina fotografica di David. Materiale sequestrato sul quale la Procura di Fogo (isola dell'arcipelago, dove sono avvenuti i fatti) non ha inteso dare spiegazione. Mentre lo stabile e' stato dissequestrato a distanza di 48 ore, le indagini, dopo 15 mesi risultano ancora aperte.

La disperazione dei familiari

"Questa non è vita. Abbiamo bisogno di sapere qualcosa sulla morte di David". Cosi' la sorella di David Solazzo, Alessandra, parla con l'Agi del dolore che accompagna il silenzio attorno alla scomparsa del fratello. Il giovane esperto di Africa, era partito con la onlus Cospe nell'ambito di un progetto per lo sviluppo del turismo nell'Isola di Fogo, una di quelle che compongono l'arcipelago di fronte alle coste del Senegal. Nella notte del primo maggio, pero', e' stato trovato riverso in una pozza di sangue, nell'appartamento dove viveva in affitto durante la missione. Le indagini svolte dalla procura di Sao Felipe, cittadina principale dell'isola, condotte da un magistrato locale, hanno pero' fin da subito bollato la morte come un "tragico incidente domestico". Di "morte accidentale" parlano anche l'esame autoptico svolto sulla scena del delitto e la successiva autopsia. In base ai documenti che l'AGI ha potuto visionare, i medici legali capoverdiani hanno imputato alla recisione di tre vasi sanguigni sul braccio destro la morte per dissanguamento. "Una versione che non ci convince", segnala pero' la sorella Alessandra: "Mio fratello era mancino. Non avesse voluto entrare nell'appartamento rompendo il vetro, come sostengono gli investigatori locali, non avrebbe usato il braccio destro, ma il sinistro. Inoltre aveva con se' le chiavi".