Erika Pontini
Cronaca

Messina Denaro, la procura di Firenze l’avrebbe interrogato in queste ore

La data fissata per il 18 settembre era stata posticipata di una settimana. Ma farlo parlare sarebbe stata comunque una strada in salita

Matteo Messina Denaro
Matteo Messina Denaro

Firenze, 25 settembre 2023 –  L'interrogatorio di Matteo Messina Denaro da parte della procura di Firenze che indaga sui mandanti esterni delle stragi in Continente '93-'94 era stato inizialmente fissato per il 18 settembre. In quella data i procuratori aggiunti Luca Tescaroli e Luca Turco avrebbero voluto sentire l'ultimo boss stragista, nonostante la dichiarazione fatta ai magistrati di Palermo dopo il suo arresto: "Io non mi farò mai pentito". Ma per quel giorno l'avvocato Lorenza Guttadauro, difensore di Messina Denaro, aveva negato la disponibilità del suo assistito spiegando - secondo quanto si è appreso da fonti investigative - che comunque le condizioni sanitarie gli avrebbero consentito di rispondere, qualora avesse voluto, invece che avvalersi della facoltà di non rispondere. La data indicata dalla difesa era tra il 25 e il 30 settembre: farlo parlare sarebbe stata comunque una strada tutta in salita.

Ma i pm non hanno fatto nemmeno in tempo ad andare nel reparto detentivo del carcere di L'Aquila dove il capomafia era ricoverato dopo l'ultimo intervento, per un tumore al colon giunto al quarto stadio. Venerdì scorso è entrato in coma farmacologico e non si è più svegliato. E' morto la notte scorsa. Nella tomba si è portato tanti segreti della storia nera d'Italia, alcuni che coinvolgono proprio le indagini in corso a Firenze sui rapporti mafia-politica e sul perché venne decisa la strategia del terrore con le autobombe a Roma, Firenze e Milano mentre non fu portato a termine l'attentato (gennaio '94) ai carabinieri in servizio all'Olimpico. L'Ufficio giudiziario fiorentino si è sempre occupato di tutte le stragi avvenute nel Continente.

Messina Denaro infatti era stato condannato all'ergastolo anche per l'attentato dei Georgofili nella notte tra il 26 e il 27 del '93, che sterminò la famiglia Nencioni, custode della Torre de' Pulci: la mamma Angela Fiume, il padre vigile urbano, Fabrizio Nencioni e le piccole Nadia di 9 anni e Caterina, appena 50 giorni. C'era il capomafia di Castelvetrano nella cabina di regia, insieme al gotha di cosa nostra, quando si decisero a tavolino gli obiettivi da colpire, anche avvalendosi di foto e depliant turistici e, in quelle successive all'arresto nel gennaio del '93 di Salvatore Riina, in cui i boss si confrontarono sulla necessità di portare avanti la minaccia allo Stato a suon di bombe.

Nel gennaio scorso i carabinieri del Ros che arrestarono Messina Denaro, mentre entrava nella clinica La Maddalena di Palermo, dedicarono proprio a Nadia e alla sua ultima poesia, 'Tramonto', la cattura del boss.

Adesso con la sua morte restano senza risposte tante domande che si intrecciano con alcuni personaggi ambigui emersi nel corso degli accertamenti fiorentini, come il ruolo di Salvatore Baiardo, l'ex gelataio di Omegna, già custode della latitanza dei fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, ora indagato per calunnia nei confronti del giornalista Massimo Giletti per la presunta foto che ritrae Silvio Berlusconi, il generale Francesco Delfino e uno dei Graviano (allora già latitante), e per favoreggiamento nei confronti di Berlusconi e dell'Utri. Quest'ultimo è indagato da Firenze come mandante delle stragi (insieme al defunto ex premier) e nel luglio scorso gli investigatori della Dia, su ordine della procura di Firenze, gli avevano perquisito casa e studio ma all'interrogatorio l'ex senatore aveva deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. Zone d'ombra su cui non si è mai fatta chiarezza e, con la morte dell'ultimo boss stragista, sono destinate a restare tali.

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