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23 giu 2022

Maria Olsoufieva Dalla Russia con il cuore

23 giu 2022
biancastella
Cronaca

Biancastella

Antonino

Se oggi leggiamo Solzenicyn, Evtusenko, Bulgakov e altri grandi scrittori russi lo si deve a questa signora di origine russa ma nata a Firenze nel 1907 e di cui il Gabinetto Vieusseux conserva l’archivio nel quale sono presenti molti documenti relativi alla sua intensa attività di traduttrice. Di nobili origini, la nascita a Firenze di Maria Olsoufieva non fu casuale: la sua famiglia era solita passarvi gli inverni e la scelse come città del cuore. Quando suo padre, ufficiale dell’esercito, fuggì dal fronte per riunirsi alla famiglia, Firenze diventò il suo esilio e Maria vi risiedette, così, stabilmente. Insegnava la lingua russa, collaborava con la sezione fiorentina della Scuola per interpreti e traduceva molte opere di autori russi del periodo che fece seguito al XX Congresso del PC sovietico del 1954. A volte non attendeva l’incarico dagli editori e agiva di sua iniziativa: grazie ai suoi contatti con intellettuali russi, faceva giungere in Italia testi ancora dattiloscritti censurabili, perciò sconosciuti e, temendone la perdita, li traduceva e ne proponeva la pubblicazione, tanto che per questo suo impegno le fu conferito nel 1968 il premio Monselice come migliore traduttrice dell’anno. Proprio in quell’anno fu pubblicata la sua traduzione del libro di Solzenicyn "Divisione Cancro" che fece conoscere in Occidente la condizione dei dissidenti; il frontespizio dell’edizione italiana, per non mettere in pericolo il suo autore, riportava dopo il titolo la dicitura "Romanzo di Anonimo sovietico: microcosmo infernale nel sonno della ragione". In seguito fece uscire clandestinamente dall’Unione Sovietica anche i dattiloscritti di Babel’, di Okudzava e il famoso "Diario di un lager sovietico" di Kuznecov. Dichiarata persona sgradita in Urss per la sua attività in favore degli scrittori dissidenti, Maria non si fermò, anzi iniziò a collaborare con Amnesty International e a ospitare a Firenze e talvolta in casa sua gli esuli che riuscivano ad arrivare in Italia. In fondo esule era stato anche suo padre e questa città era stata generosa con la sua famiglia. Morì qui nel 1988.

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