Manca il braccialetto elettronico. Detenuto ’costretto’ in carcere

Un detenuto a Pistoia resta in carcere perché il tecnico non installa il braccialetto elettronico antistalking. L'avvocato minaccia azioni legali.

Il tecnico non si presenta all’appuntamento per attivare il braccialetto elettronico antistalking, e il detenuto è costretto a rimanere in carcere. È la storia di un 27enne di origini marocchine che da circa un mese si trova dietro le sbarre del carcere di Pistoia, nonostante dallo scorso 8 marzo il gip del tribunale pistoiese abbia disposto la scarcerazione con applicazione del divieto di avvicinamento alla donna vittima di stalking e, per l’appunto, l’applicazione del braccialetto elettronico. A portare alla luce la vicenda è l’avvocato del 27enne, Dario Fiorentino, che nei giorni scorsi ha presentato una diffida contro la società incaricata dell’installazione del dispositivo. "Il mio assistito si trova tuttora detenuto in carcere a causa dell’inefficienza della compagnia Fastweb, titolare della convenzione con ministero della Giustizia", spiega il legale. "Non si tratta di un problema di indisponibilità del braccialetto - continua - , ma di un tecnico che provveda alla materiale installazione del dispositivo".

La data per l’applicazione del braccialetto era fissata per il 29 marzo scorso (20 giorni dopo l’entrata in carcere), ma solo il giorno prima, continua Fiorentino, "Fastweb ha comunicato di non poter provvedere per motivi logistici, senza nemmeno indicare una nuova data, tuttora non comunicata dalla compagnia telefonica. Questo è increscioso". L’uomo è stato arrestato per maltrattamenti ai danni della propria compagna. È residente in Montecatini Terme, ma sarà ospitato da un familiare che abita a Firenze, a decine di chilometri dalla casa della compagna e dai luoghi da essa frequentati. Per questo, spiega il legale, ho chiesto la "temporanea sostituzione della misura cautelare disposta e sinora non eseguita, con il divieto di avvicinamento, il divieto di dimora nella provincia di Pistoia e l’obbligo di di firma, nel caso anche quotidiano". E ancora: "Procederò - conclude Fiorentino - nei confronti della compagnia telefonica e del ministero della Giustizia per ottenere il risarcimento del danno per l’ingiusta detenzione subita".

P.M.

è arrivata su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro