L’ex parlamentare Anna Paola Concia
L’ex parlamentare Anna Paola Concia

Dopo la denuncia della 22enne in gennaio ai carabinieri, trasmessa in procura, il pm Giovanni Solinas ha aperto un fascicolo e delegato accertamenti: avrebbe rubricato il caso come violenza privata. Ma l’ipotesi accusatoria potrebbe essere un’altra. O altre. E più gravi. La violenza privata si fonda nella «esigenza di reprimere fatti di coercizione non contemplati in altre norme, per tutelare libertà morale, fisica e di movimento dei soggetti». La ragazza ha citato insulti, violenze verbali, minacce, risentimento, avversione verso gli omosessuali. «Se torni ti ammazziamo, meglio 50 anni di carcere che una figlia lesbica». E «ti strappo il cuore». Ci sono pure riferimenti alla ragazza con la quale la 22enne dice di essersi fidanzata. Le frasi più dure in messaggi vocali da lei trasmessi al sito Fanpage: le sarebbero stati inviati dalla madre e dal padre dopo la ‘confessione’ della propria omosessualità. 


Firenze, 12 aprile 2021  -  «Malika è vittima di omofobia, ma ad avere bisogno di aiuto sono anche i suoi genitori". Non è solo una provocazione. Anna Paola Concia, ex assessore a Firenze, ma soprattutto ex parlamentare che ha lavorato a lungo sull’estensione della legge Mancino all’orientamento sessuale e all’identità di genere, ne è convinta.
 

Dopo gli insulti a Malika la sua sembra davvero una provocazione?
"Ho conosciuto tantissime storie come quella di Malika, ci ho scritto anche un libro. Il rapporto con i genitori per chi è omosessuale è un tema delicato che ho vissuto anche sulla mia pelle. Mia madre è morta molti anni prima che io potessi dirle che sono omosessuale. Ho potuto raccontarlo solo a mio padre che l’ha accettato. Ma non va sempre così bene".
 

E’ una questione sociale? Di livello culturale?
"Conosco genitori cosiddetti illuminati che hanno massacrato i loro figli e famiglie di ceti popolari che li hanno semplicemente accettati. In gioco c’è solo la capacità genitoriale, cioè quella di accettare i propri figli per ciò che sono. In ogni ambito".
 

Quindi quei genitori vanno aiutati.
"Per forza. Non è Malika ad avere un problema, lei va protetta, sostenuta in tutti i modi. Ma ad avere bisogno di aiuto sono i suoi genitori".
 

E non c’è nessuno che lo fa?
"C’è Agedo. Un’associazione di genitori di gay, lesbiche e trans che aiuta le famiglie ad accettare l’omosessualità dei loro figli".
 

E la legge Zan?
"Giusto e doveroso sbloccare l’iter della legge Zan contro l’omotransfobia che deve essere calendarizzata in Parlamento, ma serve un doppio binario.

Che cosa significa?
"Serve una legge che sanzioni i reati d’odio e di istigazione all’odio contro gli omosessuali, ma poi va anche promosso un tessuto sociale che crei una salvaguardia alle figlie come Malika aiutando i suoi genitori (e tutta la società) ad accettarla. Perché per un figlio o una figlia la cosa più importante è essere accettati da chi ti ha messo al mondo".
 

Il suo, quindi, è un appello.
"Sì. Ai giudici che dovranno applicare quella legge. Come ci dobbiamo comportare con questi genitori che hanno paura dell’emarginazione sociale per tutta la famiglia? Li mettiamo in galera o li aiutiamo?".
 

Qual è il suo obiettivo?
"Vorrei che anche in Italia succedesse per tutti quello che capita a me quando sono in Germania (vive a Francoforte con sua moglie ndr ): mi dimentico di essere lesbica. Perché non è diverso dalla normalità".
 

Ma il caso di Malika, la ventiduenne di Castelfiorentino cacciata di casa dalla madre perché si è dichiarata lesbica è alla ribalta politica anche in consiglio regionale. Ieri Jacopo Melio (Pd) ha intervistato su Instagram il relatore della legge Alessandro Zan per chiarire i punti che ancora ne rallentano l’iter. Anche i consiglieri Scaramelli e Sguanci (Italia viva) insistono per "l’approvazione di una legge di civiltà". Mentre per Malika – sostengono – "la Regione deve intervenire direttamente sul piano economico".