Firenze, 17 ottobre 2020 - "C'è un'incongruenza logica. Se predichi che, tenendo la mascherina, detergendo le mani col gel, restando a distanza si tiene lontano il covid, allora che senso ha chiudere i locali alle 22?"

Jacqueline Monica Magi, toscana di origine, è  magistarato pressola Corte d'appello di Torino, sezione civile. In passato ha lavorato negli uffici giudiziari di Pistoia, Prato., Livorno. Sui social, non perde battuta per dirsi contraria alle politiche di Stato e regioni sulla lotta al covid-19.

Perché, Magi?

"Più che contrarietà esprimo dubbi. Come quello sulle chiusure. Se si individuano i rimedi - mascherine. gel. distanziamento, allora si consenta la vita normale. Chiudere è un controsenso. E soprattutto, che significa chiudere alle 22?".

Un limite andrà puir messo, per non ripetere il lockdown completo di primavera.

"Già, forse alle 22 il virus va a dormire? Se i dispositivi funzionano, si tiene tutto aperto. Se non funzionano,  lo si ammetta e si chiuda tutto. Chiudere solo un po' è un compromesso che fa sorridere".

La gente non rispetta l'oobilogo di mascherine, gel e sopratutto le distanze.

"Lo Stato ha gli strumenti per far rispettare ciò che ordina. Se non lo fa significa che ne è incapace".

La gente continua a infettarsi. E a morire.

"Alt. Sui numeri non si scherza. L'altro giorno è stato scritto che si è raggiunto il tetto di contagio di marzo. Ma allora i tamponi erano 7.000, oggi oltre 150.000. L'equazione non torna". ".

I malati devono esser curati, a prescindere dalle percentuali che rappresentano. 

"Certo, però non ha senso che l'allarme sia identico. Alcuni scienziati sostengono che  il covid sia un'influenza appena più forte. Per nessuna influenza si è mobilitato il Paese così".

 Lo dica a chi ha avuto parenti deceduti.

"Ci sono tanti parenti pronti ad affrermare che il proprio caro è deceduto per infarto, anche se è stato classificato come vittima del covid. E ricordiamo che gli scienziati non sono unanimi".

In che senso?

"Non mi risulta che per la Spagnola o la peste nera qualcuno abbia fanno distinguo sull'esistenza o sul grado di virulenza".

Altri tempi. La scienza non aveva raggiunto gli attuali livelli. Né esistevano i media e i social.

"A proposito di comunicazione, mi pare che si usi l'arma del terrore per  impaurire gli italiani  e far sì che seguano le strade indicate"

Anche all'estero fanno così.

"Torno al punto di partenza, se si sono individuati dei rimedi, non dovrebbe esserci più terrore.  Terrore, l'aveva la mia generazione che, dal 1982 in avanti  - dopo il primo caso della cui genesi si seppe pochissimo - temeva di contrarre l'Aids anche con un bacio. Quando, a inizio anni Novanta fu spiegato che l'Aids si contraeva per trasmissione sessuale il terrore lasciò il posto alla consapevolezza: bastava astenersi da rapporti non protetti. Quando ci sono regole e strumenti, non ha più senso aver paura".  

Da magistrato, intravede estremi antigiuridici? 

"Non rispondo io, lascio che lo faccia il tribunale di Berlino equivalente al nostro Tar, che ha sentenziato l'incostituzionalità di certe chiusure".

A bocce ferme, chissà quante richieste di risarcimento, invalidità, pensioni da covid.

"Vedo estremamente difficile  provare responsabilità in sede penale e civile per sostenere un risarcimento del danno".

S'infettano sempre più  giovani.

"Di loro mi preoccupa di più la sottrazione dalla socialità, legata alla paura del covid. Il rischio è che si registrino profonde depressioni".

Meglio depressi, ma vivi. 

"Deprimersi, a volte equivale a morire. Invece che sul.la psiche per terrorizzarli, lo Stato dovrebbe operare sull'organismo dei giovani e di tutti gli italiani".,

In che modo?

"Sostenendo le difese immunitarie: facendo sì che il corpo si opponga al covid e alle varie malattie".

Lei lo ha fatto?

"Certo, prendo vitamine. La malattia si combatte nel corpo, non riducendo gli orari di bar e ristoranti"        

Piero Ceccatelli