L’omicidio dopo il concerto. Le accuse al secondo indagato: "Ha sferrato un altro pugno"

Il pistoiese Antonio Morra sarebbe stato colpito una seconda volta dopo il primo cazzotto. Ma intanto il Riesame rigetta l’istanza della difesa di Ibrahimi: il facchino resta in carcere.

L’omicidio dopo il concerto. Le accuse al secondo indagato: "Ha sferrato un altro pugno"

L’omicidio dopo il concerto. Le accuse al secondo indagato: "Ha sferrato un altro pugno"

di Stefano Brogioni

FIRENZE

Antonio Morra avrebbe ricevuto un altro pugno, nel corso dell’aggressione sulle scale esterne del Mandela Forum, mentre stava per lasciare il concerto dei Subsonica, l’undici aprile scorso, a cui aveva assistito in compagnia della moglie. E a sferrarglielo sarebbe stato un altro facchino, compagno di lavoro di Senad Ibrahimi, il 49enne che si trova in carcere con l’accusa di omicidio preteritenzionale.

E’ quanto emerge da alcune testimonianze, che coinvolgerebbero appunto un secondo soggetto. L’uomo, C.C., fiorentino, è al momento indagato a piede libero. Secondo una ricostruzione dell’accaduto, dopo il violento gancio, tirato da dietro, da una posizione sopraelevata, alla nuca di Morra, l’uomo, barcollante, avrebbe incassato un altro cazzotto.

Le immagini dell’impianto di videosorveglianza del palazzetto dello sport non sono molte chiare, rispetto a questo frangente. Anzi, il difensore di Ibrahimi, l’avvocato Luca Maggiora, ha chiesto un’analisi a un proprio consulente, che gli ha risposto che quel video è incompleto perché “salta“.

Ma questo e altri argomenti non hanno convinto il tribunale del Riesame a modificare la misura di custodia cautelare in carcere applicata dal gip Piergiorgio Ponticelli. Il difensore di Ibrahimi potrebbe fare un ulteriore ricorso in Cassazione.

Dai primi risultati dell’autopsia, il trauma alla testa avrebbe provocato la morte di Morra.

Il lavoro della squadra mobile intanto prosegue per “blindare” la ricostruzione e chiarire le singole responsabilità. Si indaga anche per chiarire se il colpo sia stato inferto con un tirapugni, come quello rinvenuto in una aiuola poco distante dal luogo dell’aggressione. Quanto al rebus coltello: a tu per tu con i facchini, Morra avrebbe mostrato l’arma che è stato poi ritrovata vicino al corpo. Forse, la spiegazione più plausibile per questo gesto, sta in quello che sarebbe accaduto qualche minuto prima, che non è stato ripreso da nessuna telecamera ma sarebbe emerso da alcune testimonianza acquisite dagli inquirenti. E cioè che il pistoiese, dipendente di una ditta di Calenzano, forse alticcio, avrebbe avuto un diverbio con alcuni addetti alla sicurezza dentro il palasport, che lo avrebbero invitato a uscire fuori per fumare una sigaretta.

Dal momento in cui Morra, assieme alla moglie, è seduto a metà della scalinata, la ricostruzione dell’aggressione è quasi consolidata: i due parlano, forse discutono, il 47enne si alza in piedi e, con un’andatura incerta, scende le scale in direzione del gruppetto di facchini. Indossano dei giubbotti catarifrangenti e forse, per lui, sono i security con cui aveva banalmente discusso. Ed è l’inizio della fine: dopo qualche parola, alle sue spalle, un soggetto posizionato uno o due scalini sopra di lui, scarica un destro forttissimo alla nuca.