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14 mag 2022

L’importanza di chiudere un cerchio

Quando ho iniziato a uscire con Borja ormai quasi vent’anni fa, non potevo minimamente immaginare come sarebbe stata la nostra vita insieme. Se si parla del suo lato professionale, meno ancora. Diciannove anni vissuti tra i campi di calcio di tutta Madrid, Spagna, Inghilterra e Italia. Anni di sacrifici, di pianti e gioie, di delusioni e successi. Borja si è fatto a se stesso un passo alla volta, piano piano, in silenzio, com’è lui. Ha smesso proprio così, col silenzio allo stadio, con gli spalti vuoti, durante un momento storico dove il calcio ha perso la sua essenza, la sua anima. Ma non era giusto. Ha dovuto aspettare un anno per realizzare il suo sogno. Quello che creava nella sua testa da anni: "Ro, t’immagini quanto sarebbe bello smettere al Franchi?", mi ripeteva in continuazione da tre anni. Lunedì ce l’ha fatta e ha chiuso il cerchio alla sua carriera. Senza le scarpe da calcio ai piedi e senza la maglia sudata addosso, ma con i suoi figlioli accanto e lo stadio pieno, come aveva sognato. Lunedì mattina era già teso, più di quanto lo era prima delle partite importanti. Mi chiedeva se era meglio farsi la barba o lasciarla più lunga, come vestirsi, che scarpe usare per calpestare l’erba del suo amato stadio. Andando al Franchi, gli mancavano le parole. Ci siamo fermati a salutare ogni dipendente che trovavamo, tutti coloro che hanno vissuto insieme a lui i meravigliosi anni con la maglia viola. Tutti emozionati, tutti contenti di vederlo li. E queste sono soddisfazioni, aver lasciato qualcosa di bello nel cuore delle persone. Anche di chi magari non lo conosce personalmente, come i tifosi che lunedì hanno riempito il Franchi. Vedere la curva cosi affollata facendo il coro che avevamo sentito tante volte durante la sua prima epoca alla Fiorentina, è stato qualcosa di magico. E non solo è importante quello che lasci di bello dentro alle persone, lo è altrettanto quello che porti con te. Il bagaglio che hai fatto negli anni. E qua, permettetemi se parlo in plurale, noi, io, Borja, Alvaro e Lucia, abbiamo dentro tutto l’amore di una città. Sentiamo Firenze parte di noi e sentiamo come tante persone ci vogliono bene senza aver nemmeno scambiato due parole con noi. Forse ha ragione Borja ed eravamo già fiorentini senza saperlo, solo cosi si spiega tutto questo folle tsunami di sentimenti.

Rocio Rodriguez

© Riproduzione riservata

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