Firenze, 18 gennaio 2021 - Si è battuto tanto perché anche le donne potessero accedere alla sua stessa professione, e doveva essere lui a farlo, dal momento che fra i primati vantati dalla città di Firenze c’è anche una delle prime famiglie italiane di investigatori privati: la sua. Lo sottolinea giusto a inizio anno, nella sua sede Informark di via Calzaiuoli, in pieno centro storico, l’investigatore privato Alberto Paoletti, una persona apparentemente normale ma con una storia...

Firenze, 18 gennaio 2021 - Si è battuto tanto perché anche le donne potessero accedere alla sua stessa professione, e doveva essere lui a farlo, dal momento che fra i primati vantati dalla città di Firenze c’è anche una delle prime famiglie italiane di investigatori privati: la sua. Lo sottolinea giusto a inizio anno, nella sua sede Informark di via Calzaiuoli, in pieno centro storico, l’investigatore privato Alberto Paoletti, una persona apparentemente normale ma con una storia eccezionale di 007 che dura da 50 anni.

Ha dunque festeggiato le nozze d’oro con la sua professione. "Il primo detective di casa Paoletti – racconta Alberto, munito di guanti e mascherina anticovid e seduto in virtù del distanziamento sociale in mezzo a vecchi documenti lettere e foto, indicando un ritratto che troneggia sulla vecchia parete dell’ufficio – è stato lo zio Nello; ma io, benché nipote d’arte, nel 1969 volli aprire un ufficio tutto mio, quando ancora i computer erano un sogno e si scartabellava frugando nel cartaceo in mezzo a schede, archivi, rapporti informativi".

Certo, a quei tempi i tradimenti coniugali devono aver dato molto lavoro ai primi investigatori privati, ma negli ultimi decenni del secolo scorso sono arrivate altre novità: il nuovo processo penale portò infatti i Perry Mason ad assumere un ruolo importante nel cosiddetto processo accusatorio.

Ed è con il nascente nuovo codice di procedura penale che il lavoro di Alberto Paoletti, già rappresentante prima toscano e poi italiano di Federpol (l’associazione degli investigatori) , si unisce all’opera di Piero Luigi Vigna e a quella dell’università fiorentina. Poi c’è stato da fare i conti, anche in sede europea, con la legge sulla privacy e con l’accettazione appunto degli Sherlock Holmes in gonnella, tant’è che recentemente una investigatrice italiana è stata eletta come rappresentante mondiale della categoria.

Intanto sono diventate (quasi) routine le investigazioni contro le frodi e gli illeciti in ambito aziendale e nel settore della sicurezza nel credito. Ma una domanda sorge impellente: l’investigazione privata può offrire un futuro ai giovani? "Certo – risponde Paoletti, che tiene lezioni di tecniche investigative alla Sapienza di Roma – anche se, mentre nel 1931 la legge imponeva solo il saper leggere e scrivere, oggi, per questa attività affascinante e a volte pericolosa, occorre la laurea, un praticantato di tre anni e in seguito un obbligo di aggiornamento come gli avvocati".

Leopoldo Gori