A quasi ottant’anni da uno dei capitoli più sanguinosi della nostra storia sembra ancora una chimera il punto di equilibrio, la distanza oggettiva dalla questione delle Foibe. In questa coda d’estate c’ha pensato lo storico dell’arte e accademico Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena a soffiare sulla cenere di un fuoco che perennemente cova. Una staffilata le sue parole: "Non si può nascondere che alcune...

A quasi ottant’anni da uno dei capitoli più sanguinosi della nostra storia sembra ancora una chimera il punto di equilibrio, la distanza oggettiva dalla questione delle Foibe. In questa coda d’estate c’ha pensato lo storico dell’arte e accademico Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena a soffiare sulla cenere di un fuoco che perennemente cova. Una staffilata le sue parole: "Non si può nascondere che alcune battaglie revisioniste siano state vinte, grazie alla debolezza politica e culturale dei vertici della Repubblica. La legge del 2004 che istituisce la Giornata del Ricordo (delle Foibe) a ridosso e in evidente opposizione a quella della Memoria (della Shoah) rappresenta il più clamoroso successo di questa falsificazione storica".

Parole inevitabilmente destinate a scatenare un putiferio, non solo a livello nazionale. In Palazzo Vecchio sinistra critica e centrodestra se ne sono dette di tutti i colori.

Ecco Antonella Bundu e Dmitrij Palagi e Antonella Bundu (Sinistra Progetto Comune): "Non ci stupisce leggere le parole di Fratelli d’Italia, il partito che più di tutti ha voluto la creazione di una giornata che sostanzialmente serve all’estrema destra per rivendicare di essere “vittima della Repubblica”.

E ancora: "Noi esprimiamo solidarietà a Tomaso Montanari e a tutte le vittime della violenza della guerra: contro la retorica dell’eroismo dei repubblichini e dei franchi tiratori, contro chi sminuisce o nega l’orrore della Risiera di San Sabba e di fatto arriva a sminuire anche la vicenda delle popolazioni esuli da Istria e Dalmazia. Al governo ci sono personaggi che sognano di poter intitolare i luoghi con il cognome Mussolini, ma ci si permette di arrivare a condannare le parole degli intellettuali".

A stretto giro la replica del leghista Emanuele Cocollini: "Sappiamo bene che la sinistra in Palazzo Vecchio esprime sempre posizioni chiare riguardo il massacro di tanti italiani al confine orientale e non abbiamo mai inteso di censurare la loro voglia di ricordare da che parte stanno oggi come allora: da quella dei partigiani titini che operarono una tremenda pulizia etnica ai danni di tanti nostri concittadini che avevano la sola colpa di essere italiani".

E. Baldi