I ragazzi di sipario
I ragazzi di sipario

Firenze, 4 aprile 2020 - Per chi la vita è difficile sempre, da oltre un mese è ancora più angosciante e tormentata. Dire che è un'odissea si può, ma riesce solamente a lambire l'incertezza quotidiana sul futuro se non fosse per l'amore, grande, grandissimo dei loro genitori. Ancora più preoccupati del 'dopo di noi'.

Ci sono anche i ragazzi disabili intellettivi tra le altre vittime più gravi di questa epidemia, vittime silenziose che da un giorno all'altro si sono viste cambiare abitudini, comportamenti, piccole, grandi conquiste. Per un nemico invisibile, ancora più arduo da conoscere e da combattere da quei ragazzi. Da giorni e giorni le famiglie non hanno potuto più contare sulle attività fondamentali svolte dalle cooperative sociali e dalle onlus.

Piccoli lavori, impegni collettivi come terapia, stare insieme, dialogare con il mondo che gira intorno: ora non ci sono più. Torneranno, ma come? E come ci arriveranno a questo ritorno i ragazzi disabili? I paladini dei ragazzi disabili in Toscana sono tanti, più visibili e meno conosciuti. Tanti lavorano a capo basso, altri ogni tanto alzano la voce. Il pensiero è uno e uno solo: che succederà quando i grandi, i genitori, non ci saranno più? E questa domanda adesso, in queste lunghissime settimane, è rimbombata tante volte con un'eco di angoscia nelle famiglie dei ragazzi.

Più arduo stare in casa, più pesante far passare le ore, non facile avere un orizzonte più sereno e una speranza in più. Ci vorrebbe qualche segnale di sostegno e aiuto come quando in Toscana è stata portata fino in fondo la legge regionale che aiuta i disabili e cerca di dare un futuro appunto al 'dopo di noi'.

Ci vorrebbe attenzione, qualche riflettore che si accende anche sull'handicap che rischia di diventare ancora più ostacolo in questo mondo smarrito. Ancora una volta è Marco Martelli Calvelli, presidente della cooperativa di tipo b, una onlus, 'I ragazzi di Sipario', a lanciare il sasso, a bussare alle porte del Palazzo, a mandare messaggi a deputati e senatori toscani e fiorentini per avere ascolto. Per la sua coop (i ragazzi gestiscono un ristorante ma non solo) e per tante altre che aspettano di ripartire. Ma come? "Mi sento in dovere per tutti i miei soci ma principalmente per tutti i miei ragazzi che in 24 ore hanno visto cancellare il loro obiettivo vita, il lavoro, scendere in campo e alzare la voce. Per noi normodotati è più facile capire cos'è una pandemia ma per i nostri meravigliosi cuochi e camerieri non è facile. Anzi comincia essere pesante tutte le mattine spiegare perché non si può uscire. Ormai era abitudine la mattina vestirsi e andare a lavorare".

E ricorda: "Nel tempo si sono verificati casi dove alcuni ragazzi dopo le vacanze estive non sono più tornati perché erano rimasti male e non accettavano di restare a casa, allora adesso giunge automatica la domanda quanti torneranno a lavorare dopo la pandemia? ". E poi lo sfogo: "Al momento ho ascoltato solo tante promesse da parte del governo, ma ad oggi, dopo mesi di chiusura non abbiamo visto concretamente nessun contributo per poter far fronte alle spese correnti. Anche per le bollette luce, gas, acqua non viene comunicata nessuna iniziativa a livello nazionale se non quelle del singolo privato per chiedere la rateizzazione e la dilazione". La situazione è drammatica per molte famiglie: "Ci sono famiglie che non hanno soldi per fare la spesa, e vivono con la misera pensione di invalidità del proprio figlio - racconta Martelli Calvelli - vogliamo veramente fare qualcosa? Ognuno tira l'acqua al proprio mulino e siccome i disabili non sono forza elettorale tangibile vengono ricompensati solo ed esclusivamente con le briciole. Inutile anticipare le riaperture specialmente per giovani disabili che hanno anche ulteriori patologie per cui sono a rischio più di altri. Dimentichiamoci che l'azienda possa anticipare anche un solo euro. Già sarà difficile ripartire essendoci saltati tutti i catering di matrimoni, comunioni e cresime. Organizziamoci per essere pronti alla riapertura e per poter dare un futuro radioso a tutti quei meravigliosi ragazzi che agognano di poter tornare al lavoro, ma da soli non ce la possiamo fare, abbiamo bisogno di aiuti concreti". E conclude con la variante dello slogan di queste settimane: i ragazzi dicono "Io resto a casa ma voglio tornare a lavorare come tutti gli altri". ...