L’altro problema, il ’durante noi’: "Famiglie anziane, servono volontari. Ma non c’è rete: siamo provinciali"

Marco Martelli Calvelli, presidente dei Ragazzi di Sipario: "Con una sinergia tutto funzionerebbe meglio". Il ruolo della politica: "C’è buona volontà, ma troppa burocrazia. Il modello a cui ispirarsi? I Paesi del Nord".

L’altro problema, il ’durante noi’: "Famiglie anziane, servono volontari. Ma non c’è rete: siamo provinciali"

I giovani de ’I Ragazzi di Sipario’, associazione presieduta da Martelli Calvelli

"Il ’Dopo di noi’ è una spada di Damocle sulla testa delle famiglie con figli che hanno disabilità. Una spada continua". Parla Marco Martelli Calvelli, presidente de “I ragazzi di Sipario”, la cooperativa sociale che dal 2007 a Firenze si occupa dell’inserimento lavorativo di giovani disabili attraverso esperienze nel settore della ristorazione.

Presidente, c’è ancora tanto da lavorare per la tutela di queste persone?

"Tanto, tantissimo. Manca una riflessione generale sui destini di questi ragazzi quando le loro famiglie non ci saranno più".

Un problema sociale

"Certo. Fatta eccezione per le famiglie che possono permettersi di affidare i ragazzi a un istituto perché magari hanno qualche soldo da parte e i ragazzi stessi hanno una pensione, per tutti gli altri si aprono dei grandi punti interrogativi destinati a gravare fortemente sui bilanci statali, così come su quelli regionali e comunali. Che ne sarà di queste persone se non si studia una vera rete di assistenza? Mica si penserà di riaprire i manicomi...".

Come agire?

"Innanzitutto va fatta prevenzione, ma seriamente... Anzi mi lasci fare una precisazione. Oltre al ’dopo di noi’ si dovrebbe iniziare a parlare di ’durante noi’".

Si spieghi meglio

"Anche quando i genitori dei ragazzi sono ancora in vita spesso sono anziani e hanno difficoltà a spostarsi, ad accompagnare i loro figli nei centri. Se un genitore non è più attivo il ragazzo resta in casa solo davanti alla televisione".

E la situazione si complica

"Ovviamente. Se il ragazzo lavora invece di stare chiuso in casa sta meglio, si sente gratificato. Ma ripeto: se nessuno può aiutarlo nei suoi spostamenti...".

Il volontariato non basta?

"C’è una forte vena di volontariato nel nostro territorio ma manca un’organizzazione vera e propria che in altre regioni invece c’è".

E’ una critica?

"In un certo senso sì. Io vengo da Confartigianato e le posso dire che gli artigiani sono una categoria di individualisti. Lo stesso, purtroppo, avviene nel volontariato. Al netto della bontà dell’impegno ogni associazione agisce per conto suo e tutto si complica".

Serve una sinergia

"Certo. Io mi chiedo: perché le associazioni non fanno rete? Altrove il sistema funziona, ma qui siamo un po’ provinciali...".

Siamo indietro insomma?

"E non poco. Copiare non è mai facile ma se guardiamo ad altri Paesi come la Danimarca, la Finlandia o la Svezia... Beh, lì il welfare è tutta un’altra cosa. Qui andiamo avanti grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio, a ’Il cuore si scioglie’ e alla Società della Salute. Certo poi c’è anche la Regione che fa i bandi ma i vincoli sono ancora tanti, la burocrazia frena...".

Sarebbe cosa buona se i candidati sindaci trattassero anche di questi temi in campagna elettorale?

"Devo dire la verità: Sara Funaro, ad esempio, ha sempre mostrato una certa sensibilità per questi mondi. Ma si torna lì: poi tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare".

In che senso?

"Alla fine è tutto in mano ai funzionari. E la burocrazia rallenta tutto in maniera incredibile".

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