La Spezia, storie del passato. L’arrivo di Richard Wagner e una notte troppo agitata. Quei marinai in libera uscita

Il 19 luglio 1959 Gian Carlo Fusco scrive un articolo sulla Nazione riguardante la sua città. Tra grandi banchetti e donne che si concedevano per venti soldi. Un affresco di altri tempi. .

La Spezia, storie del passato. L’arrivo di Richard Wagner e una notte troppo agitata. Quei marinai in libera uscita

Gian Carlo Fusco è stato uno scrittore, giornalista e attore di grande spessore: la sua impronta nella cultura è profonda

Circa cent’anni or sono, in una cupa sera di libeccio, un viaggiatore sulla cinquantina, nervoso, dal profilo grifagno, scese al migliore albergo della Spezia. Anzi, semplicemente di Spezia; poichè l’articolo "La", distintivo delle piazzaforti militari marittime, fu aggiunto al nome della città molti anni dopo. Il maturo ed inquieto viaggiatore, che masticava un po’ d’italiano con pronuncia palesemente tedesca, salì subito in camera. Stanco come era, si ficcò senz’altro sotto le coperte. Sul registro del modesto "bureau" aveva scritto, a tratti energici, le proprie generalità: Riccardo Wagner, musicista. Proprio quel pomeriggio, la squadra navale di Sua Maestà Vittorio Emanuele, comandata dal contrammiraglio Vittorio Riccardi dei conti di Netro, si era ancorata nel golfo. Una dozzina di unità, alcune in ferro, altre ancora in legno, raccolte attorno alla pirofregata Carlo Alberto " (51 cannoni, 368 uomini di equipaggio), come pulcini alla chioccia. Nonostante il mare fosse scuro, infuriato, spezzato da schiume improvvise e ribollenti, i marinai "franchi", vale a dire liberi dal servizio, non rinunciarono a scendere a terra. Le imbarcazioni a sedici remi, arrancando faticosamente, rovesciarono sulla banchina del porticciolo militare alcune centinaia di uomini baffuti, abbronzati, stretti nelle "cappottine " impermeabili, costretti a trattenere con la mano i cappelli rotondi, a tese larghe, incerati, affinchè il vento non li strappasse via.

Come d’abitudine, la "ciurma franca" si riversò in blocco nella strada centrale della città: la via del Prione, così chiamata perchè un tempo vi si trovava la grossa pietra sulla quale, come prescritto dall’antica legge genovese, veniva battuto tre volte il sedere dei commercianti falliti. I robusti e ruvidi marinai si avventarono alle bottiglie di sciachetrà " (vino delle Cinque Terre, a quel tempo genuino); alle "farinate di ceci, dorate e bollenti; alle donnine ben tornite, in scialle e pettine alto, dispostissime a lasciarsi sedurre previo versamento anticipato di dieci o, al massimo, venti soldi. Lungo tutta la strada, stretta e contorta, gazzarra piena. Fu così che Riccardo Wagner, il cui albergo, sfortunatamente, era situato proprio a metà di via del Prione, fu bruscamente svegliato, nè più riuscì a prendere sonno. Borbottando invettive nibelungiche, si levò dal letto, si buttò sulle spalle una vestaglia di velluto verde, alzò la calza del lume a petrolio e, tanto per passare il tempo, si mise ad annotare i temi fondamentali di una sinfonia. L’indomani scrisse agli amici di Lipsia: " Questa Spezia, cittaducola a mezza strada fra Genova e Livorno, è una delle più rumorose che abbia mai visitato. In proporzione vi è più movimento, la notte, che a Parigi e Vienna. Alloggiando nel centro, non si riesce a dormire. Ciò dipende dai soldati di marina, i quali, durante la libertà, si scatenano come diavoli".

Oggi, La Spezia non è più la cittaducola che in una sera lontana tolse il sonno al Cigno di Lipsia. E’ una città che conta esattamente 117.914 abitanti, in continua espansione fra le colline a forcella del Golfo. Le piaghe aperte dai bombardamenti massicci del ‘44 si sono rimarginate, rinnovando interi quartieri. L’enorme sviluppo dell’aviazione, senza contare i missili e tutte le terribili bombe di ogni genere e tipo, ha ridotto ai minimi termini l’importanza di quella che un tempo fu, dopo Gibilterra, la più inaccessibile e sicura piazzaforte marittima del Mediterraneo. In compenso, cresce a vista d’occhio il movimento del nuovo porto mercantile, e il reddito turistico, alimentato da Lerici, Portovenere e Fiascherino, gemme del Golfo, è in costante aumento. Noi, però, che passammo alla Spezia tutti i nostri anni, dalla nascita al fatale 1940, conserviamo della città un ricordo essenzialmente militare marittimo: gremito di "marinai franchi", di colletti azzurri; di ufficiali stretti nella mantellina sotto i portici ventilati di via Chiodo; di sottufficiali in "cappottina", a passeggio con moglie e figli, la domenica pomeriggio; di stiratrici in lacrime, fra vapori d’amido, per facili spergiuri d’amore; di mature affittacamere che conobbero appena usciti dall’Accademia i futuri ammiragli di squadra; di storie piccanti, fra mogli a terra e mariti a bordo, amanti a bordo e mariti a terra.

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