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Firenze, 24 ottobre 2014 - IL DIRETTO interessato avrebbe senz’altro esclamato “Cose grandi, ragazzi!’’ e tutto si sarebbe aspettato meno di vedere lo striscione “La Pira sindaco Santo subito’’, srotolato davanti al Papa durante l’udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro. Eppure è successo proprio così. L’attenzione di Francesco è stata catturata dai cori tipo stadio del folto gruppo delle associazioni lapiriane fiorentine: la Fondazione, il Centro Studenti, l’Opera di San Procolo e quella per la gioventù, presenti sul sagrato della basilica di San Pietro. Francesco ha annuito con un gesto del capo e della mano, leggendo lo striscione dei ragazzi, eredi di Pino Arpioni e della sua utopia diventata realtà dei Villaggi La Vela. Nel salutare poi alcuni fedeli argentini nel settore adiacente ha salutato l’intero gruppo fiorentino, annuendo nuovamente al telo sollevato dai giovani. Infine, durante l’uscita di Francesco dalla piazza, lo striscione è stato sollevato su una transenna accanto alla quale è passata la Papamobile.

Il Santo Padre ha allora fatto il segno dell’ok, ormai celebre nel suo modo di comunicare, ed ha esclamato «Sono d’accordo!», riferendosi alla richiesta di affrettare la canonizzazione del Professore, avviata ormai nel 1986. Francesco stesso pochi mesi fa aveva rivolto l’invito agli Istituti Secolari di gridare per la canonizzazione del “Sindaco Santo”, così come per Giovanni Paolo II «il popolo ha gridato Santo subito e poco dopo è stato fatto Santo». Poco prima il Papa, aveva incontrato personalmente Mario Primicerio, presidente della Fondazione, che gli ha consegnato i due libri di La Pira “Il valore della persona umana’’ e “Architettura dello Stato democratico’’ tradotti e pubblicati a Buenos Aires quando l’attuale Pontefice era ancora studente.

«E’ STATO un momento molto bello - ricorda Primicerio, già stretto collaboratore di La Pira e a sua volta sindaco di Firenze - L’ho visto molto attento e partecipe. In uno dei volumi, tra l’altro, è stampato in spagnolo il saggio “L’attesa della povera gente’’, uno scritto lapiriano che ha molti punti di contatto con la spiritualità e l’azione del Pontificato di Bergoglio».

Duccio Moschella