La fragilità della Piana. L’Arno e quei mille pericoli: "Le casse d’espansione proteggeranno Firenze"

L’assessora regionale Monni: "Le urbanizzazioni intense aumentano la popolazione esposta al rischio. Ma gli investimenti fatti ridurranno la portata del fiume. Ecco come abbiamo lavorato per abbassare i rischi".

La fragilità della Piana. L’Arno e quei mille pericoli: "Le casse d’espansione proteggeranno Firenze"

I lavori alla cassa d’espansione di Figline e Incisa Valdarno

di Lisa Ciardi

"Tutta la Toscana è un territorio fragile, ma la piana fiorentina lo è ancora di più, trattandosi di una pianura alluvionale. Per questo, oltre a realizzare le opere per ridurre il rischio, dobbiamo far conoscere i comportamenti più corretti per gestirlo". A fare il punto sulla situazione idrogeologica fiorentina è l’assessora regionale all’Ambiente e alla difesa del suolo, Monia Monni.

"Dal 1966 a oggi è stato fatto molto – spiega – a partire dalle casse di espansione di Figline: Pizzicone, Prulli e Restone. Un intervento da 121 milioni per ridurre la massima portata dell’Arno mentre attraversa la città . Il sistema delle casse permetterà di invasare circa 25 milioni di metri cubi di acqua in caso di una piena con tempo di ritorno di 200 anni. La cassa di Pizzicone è già in funzione, stiamo realizzando l’opera di presa in Arno e sono in progettazione le opere di completamento. In corso anche i lavori per Restone, che termineranno la prossima estate. Invece per Prulli siamo alla gara. Sono stati anche destinati 15 milioni del Pnrr a rafforzare gli argini dell’Arno, mentre per i tratti dove non è possibile, come nel centro storico, verranno realizzati dei "panconi" da installare lungo le spallette in caso di piena. In corso infine la realizzazione delle casse dei Renai, a Signa (11 milioni di euro), che potranno contenere 11 milioni di mc di acqua su 195 ettari". Un tema centrale è anche quello della cementificazione registrata dalla Piana fiorentina negli ultimi decenni.

"Le urbanizzazioni intense hanno aumentato la popolazione esposta al rischio e, in alcuni casi, anche l’intensità del rischio – continua l’assessore - come nel caso dei fossi tombati, che il 2 novembre hanno rivelato tutta la loro pericolosità. Oggi c’è molta più attenzione rispetto al passato: molti Comuni hanno varato strumenti urbanistici a zero nuovi volumi e la Regione, con la legge 41 e la legge 80, si è data una stringente normativa legando sviluppo urbano e difesa del suolo. Ciò che c’è però va difeso con opere e piani di protezione civile".

Se per anni è stato soprattutto l’Arno a fare paura, a novembre la minaccia è arrivata da corsi minori, imponendo una nuova prospettiva. "Quanto accaduto conferma che la crisi climatica porta a eventi estremi, mai registrati da quando abbiamo dati statistici – conclude Monni - . Questo ci ha portato a rivedere i modelli di analisi e a costituire un gruppo di lavoro composto da esperti di clima, ingegneria idraulica e difesa del suolo, coordinati dal direttore dell’area Protezione civile e difesa del suolo della Regione, Giovanni Massini, per studiare nuove strategie e progetti".

"Va comunque ribadito che nessuna opera può ridurre a zero il rischio soprattutto in tempo di crisi climatica e eventi estremi. Per questo la cultura di Protezione civile deve diventare patrimonio di ogni cittadino: ognuno deve sapere come comportarsi in caso di emergenza, per non mettere in pericolo la propria vita e quella degli altri".

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