Ex Astor, un rompicapo. La mamma di Kata: "È viva, cercate lì intorno"

A quattro mesi dal misterioso rapimento ancora tanti interrogativi sulla piccola. Analisti a caccia di un dettaglio nei telefoni sequestrati ai familiari, alcuni indagati

Sopralluogo all'ex Astor (Foto Germogli)

Sopralluogo all'ex Astor (Foto Germogli)

Firenze, 19 ottobre 2023 – Rompicapo Astor. Oltre quattro mesi sono passati e le ricerche della piccola Kata tornano al punto di partenza: l’ex albergo di via Maragliano, oggetto di una tumultuosa occupazione in cui non venivano risparmiati cazzotti e mazzate tra gruppi rivali. E’ nel contesto della guerra fra bande che è stata rapita la bimba peruviana? Resta la pista privilegiata, ma in assenza di rivendicazioni o tracce della piccina, le ipotesi investigative si intrecciano, si alternano. Si scontrano. Perché se Kata è stata presa per ritorsione contro i peruviani – tra cui i suoi parenti – che avrebbero gestito il (presunto) racket, perché sono indagati proprio i suoi due zii?

I genitori della bambina – da martedì sera il padre è nuovamente detenuto perché ha violato l’obbligo di firma – “sentono” che la loro figlia è ancora viva. Ma non c’è sintonia con gli inquirenti: anzi, i pm della Dda si convinti che non abbiano detto tutto e ora, dopo aver affidato una consulenza, stanno setacciando i loro smartphone sequestrati ad agosto. E loro, Miguel Angel e Katherine, si lamentano di non essere adeguatamente aggiornati dai magistrati degli sviluppi degli accertamenti, non credono che il sopralluogo iniziato ieri mattina con i Cacciatori di Calabria possa dare esiti. Però, nell’ultimo appello lanciato proprio in occasione del quarto mese di assenza di Kata, hanno suggerito di guardare bene intorno all’Astor. Ancora messaggi.

Quella del “covo”, cioè di un appoggio di chi ha fatto qualcosa alla bambina nei pressi dell’albergo in cui, nei mesi, hanno vissuto anche 300 persone in condizioni difficili, è un’altra delle primissime idee degli inquirenti. E’ un’ipotesi figlia della totale assenza di immagini di Kata che esce dall’Astor dopo il tristemente celebre frame delle 15.13 del 10 giugno scorso quando scende le scale esterne dell’edificio. La caccia all’uscita della bimba in borsoni o valigie finora ha fallito. Nei trolley visti uscire nel pomeriggio della scomparsa di Kata, non ci sono tracce. Così come non è suo il sangue trovato su un rubinetto della camera 104, dove Kata viveva e dove avevano accesso anche i due zii, Abel e Marlon, che comunque, restano indagati per la scomparsa. Ieri, picconate in cerca di tracce. Di Kata o di chi ha voluto il suo male.

Un rompicapo, insomma. Che ruota però intorno a quel maledetto edificio dove tutto è cominciato. E come nei peggiori degli enigmi, trova spazio anche un colpo di scena: Kata presa per sbaglio, al posto dell’amichetta. E perché prendere comunque una bambina? Per una vecchia storia di droga, andata persa e non pagata, da un uomo vicino a un’altra occupante peruviana. Trama da romanzo, forse. Ma la procura sta battendo anche questo sentiero: interrogarono direttamente in Perù, dopo aver avuto l’ok alla rogatoria, familiari e amici che, in Sud America, potrebbero saperne di più. Anche se, è il dubbio che tormenta tutti, qualcuno dell’Astor, un continuo via vai di persone e affari pochi chiari, potrebbe custodire qualche segreto. Evidentemente inconfessabile.

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