In fila per un permesso: "In fuga dalle dittature dormiamo per strada anche tre notti di fila"

Firenze, tra gli stranieri davanti agli uffici della Questura alla Caserma Fadini. Le estenuanti attese per avere il lasciapassare di protezione umanitaria. Sedie, poltroncine e materassi ammassati: "Stamani c’erano 3 gradi..."

Firenze, in fila per un permesso: "In fuga dalle dittature dormiamo per strada anche tre notti di fila"

Firenze, in fila per un permesso: "In fuga dalle dittature dormiamo per strada anche tre notti di fila"

Firenze, 30 gennaio 2024 – Per chi arriva da dittature e Paesi in grave crisi, spesso dopo viaggi difficili, c’è ancora un ultimo scoglio di prima di godere a pieno titolo dell’Italia: l’ottenimento del permesso di soggiorno per protezione umanitaria, che a Firenze si concretizza in estenuanti code di giorni e notti al freddo davanti agli uffici della Questura alla Caserma Fadini.

Via della Fortezza, mezzogiorno di lunedì. In mezzo a coloro che aspettano il proprio turno, ci sono tre peruviane e due cinesi tra coperte e borse di vettovaglie, che insieme a guance e nocche arrossate testimoniano il gelo della notte appena passata. I cinesi si sono portati addirittura una branda pieghevole, le peruviane delle poltroncine. Per fortuna la primavera anticipata regala una mattina di tiepido sole. "Stamani c’erano 3 gradi" traduce per Ana, Rosa e Mercedes (nomi fittizi per tutelarne il loro potenziale status) la connazionale Maria, a sua volta immigrata anni fa e ormai integrata. Porta loro conforto e le aiuta a orientarsi in un’Italia che ancora non conoscono. "Sono arrivate da uno a quattro mesi fa. Ancora non sanno ancora l’Italiano e senza permesso di soggiorno non potranno né impararlo, né trovare un lavoro", ci spiega Maria.

"Sono tre giorni e due notti che siamo qui – raccontano le tre –. Il marciapiede era pieno di gente a dormire. Danno solo cinque numeri al giorno per la protezione internazionale, ma i richiedenti sono molti di più. Ce ne vorrebbero almeno quindici. Ci siamo messe in lista (ci mostrano un elenco di una trentina di nomi fatto dalla settimana prima). Ma visto che non vogliamo comunque perdere il posto stiamo qui fisse. Non si riesce nemmeno ad andare a mangiare. "Danno cinque numeri al giorno e solo dal lunedì al giovedì, così gli ultimi arrivati si mettono in coda e si accumula gente – spiega un volontario che aiuta i nuovi arrivati a districarsi nelle burocrazie". "Si lavora di norma tramite appuntamento; tuttavia, per dare la massima accoglienza, l’Immigrazione accetta anche le pratiche di coloro che si presentano all’improvviso – commentano dalla Questura – Le code, composte anche da richiedenti protezione internazionale, si concentrano esclusivamente il lunedì e il venerdì, ovvero quei giorni dedicati, appunto, all’accoglienza di anche coloro che si presentano senza appuntamento. Le code, sono quindi inevitabili".

E, pur con la massima elasticità per evitarle "si deve di contro mandare via le persone senza appuntamento. Molti si presentano fuori orario (vengono comunque fatti passare) o con documenti incompleti". Inoltre "alcuni che si presentano da lontano hanno riferito di arrivare presto sotto gli uffici della polizia in quanto si sentono più sicuri".

Carlo Casini

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