Il Vigneto Toscana soffre ma resiste. Innovazione è la parola d’ordine

Il bilancio della Settimana delle Anteprime tra Firenze e Montepulciano: parlano gli addetti ai lavori

Il Vigneto Toscana soffre ma resiste. Innovazione è la parola d’ordine

Il Vigneto Toscana soffre ma resiste. Innovazione è la parola d’ordine

Parola d’ordine: resilienza. Che si declina sempre più attraverso alta qualità e identità di territorio, ma il Vigneto Toscana ne è ricchissimo, e di questo c’è abbondante consapevolezza tra le file degli operatori che hanno dato vita alla Settimana delle Anteprime, tra Firenze e Montepulciano, seguita con evidente interesse e apprezzamento dalla stampa specializzata e bagnata come sempre dal calore del pubblico ammesso alle giornate di assaggio.

Ma c’è sempre maggiore necessità di innovazione tecnologica e attenzione alle buone pratiche scientifiche, come ai fondi europei, dall’Organizzazione comune di mercato al Pnrr. Bisogna puntare a nuovi scouting sui mercati: quelli tradizionali, che oggi assorbono il 66% dell’export complessivo, mostrano segni di stanca, che tuttavia con buona dose di ottimismo Francesco Mazzei presidente dell’associazione L’Altra Toscana – 40% dell’imbottigliato regionale – lega piuttosto a "situazioni congiunturali", e Cesare Cecchi, alla guida di Consorzio Vino Toscana, avverte che "in realtà il calo di vendite arriva dopo 2021 e 2022 drogati da euforie forse eccessive".

D’altra parte "la Cina è totalmente ferma, negli Usa i giovani si orientano verso altri consumi, e allora si fanno interessanti – sottolinea Fabio Del Bravo di Ismea – mercati come il Giappone, la Corea, il Sudamerica, l’Africa". E sarà necessario uno storytelling appassionato e incisivo, di fronte a un panorama generale dei consumi che sembra cambiare, privilegiando più il mondo dei bianchi, delle bollicine, delle birre e non da ultimo dei prodotti no alcol. "Senza dimenticare – osserva ancora Mazzei – che quello del vino non è più un consumo quotidiano, come da tradizione tutta italiana – ma è ormai qualcosa d’altro".

Certo, preoccupa il dato economico, con quel -8% complessivo nelle vendite, anche se qualche Consorzio – è il caso del Chianti Classico – mette l’accento su una interessante crescita dei consumi interni. Come preoccupa il cambiamento climatico, che con i suoi effetti – piogge e vampate, malattie fungine – ha provocato nel 2023 un calo di prodotto stimato complessivamente nel 26%, a una quota di 1,7 milioni di ettolitri. Mal comune, certo, se è vero che tra i grandi competitors la California ha deciso di estirpare la produzione di bassa fascia, e la regione di Bordeaux spianta 9,500 ettari, un terzo dei suoi 30mila totali. E se mal comunque in questo caso non è certo mezzo gaudio, merita attenzione il monito di Giovanni Manetti, presidente del Chianti Classico, "produrre meno per produrre meglio".

E per fortuna nel Vigneto Toscana la qualità resta altissima. Soprattutto se coniugata all’identità di territorio. Ecco il principale apprezzamento espresso dagli esperti di settori in questi giorni delle Anteprime. Tradotto anche in atti concreti. Il Valdarno di Sopra, denominazione di storia antica (era una delle quattro indicate dal granduca Cosimo III nel bando del 1716) ma di recente rinascimento enologico, vince una battaglia fondamentale: ottiene l’obbligo di produrre solo una biologica per poter far parte del Consorzio. Vittoria per un piccolo territorio, ma conferma per l’intero Vigneto Toscana, che già oggi è bio al 38%, ben oltre la media nazionale. E non solo: nell’attesa di poter allargare i confini fino a comprendere anche il côté fiorentino, oggi il Valdarno di Sopra – poco più di 3mila ettari, dei quali 2.155 a Sangiovese – ha costituito al suo interno l’Associazione VigneBio. In etichetta, secondo criteri severi, si può citare anche la menzione Vigna. E’ la Toscana dei cru: e una degustazione guidata da "Doctor Wine" Daniele Cernilli l’ha rivelato appieno al naso e al palato.

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