Il sogno di una cosa. Pasolini in musica e parole

Dal 12 dicembre al Teatro della Pergola con Elio Germano e Teho Teardo "Dai nobili ideali al tornaconto personale: metafora per raccontare l’Italia".

"Dai nobili ideali e dalla voglia di cambiare il mondo, questi tre ragazzi grazie al cambiamento innescato dal boom economico, approdano a un mondo nuovo in cui prevale il tornaconto personale: è una metafora per raccontare l’Italia". Parole dell’attore e regista Elio Germano per presentare "Il sogno di una cosa", liberamente tratto dal capolavoro di Pier Paolo Pasolini, in scena al Teatro della Pergola dal 12 al 17 dicembre (ore 21 tranne giovedì alle 19 e domenica ore 16).

Lo spettacolo è scritto e interpretato da Germano (che in scena oltre a leggere il romanzo, suona vari strumenti, tra cui la fisarmonica) e dal musicista e compositore Teho Teardo. I due hanno dato vita a questa versione per parole e musica del primo romanzo di Pasolini. Una storia ambientata nel secondo Dopoguerra che narra, direttamente dalla voce della gente stremata dalla povertà, la fuga dall’Italia attraversando illegalmente il confine per andare in Jugoslavia, attratte dal comunismo e con la speranza di trovare un lavoro dignitoso e cibo per tutti. Vista oggi è una specie di rotta balcanica al contrario che attraversa il medesimo confine che i profughi in fuga percorrono per venire in Italia. "Il sogno di una cosa", infatti, si può interpretare come una metafora doppia: una parabola dello scorrere della vita umana, dall’apertura e felicità anche naif della prima giovinezza al disincanto e alla riduzione delle ambizioni della maturità. Ma anche come il tentativo di eternare e salvare in un’opera narrativa usi e costumi delle persone friulane dell’epoca. "Siamo partiti dai suoni che, essendo io nativo di quelle zone del Friuli, Casarza, ho recuperato e registrato personalmente" dice Teardo.

Barbara Berti

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