Il caso Gkn ora è un romanzo: "È la mia fabbrica dei sogni"

Valentina Baronti racconta in un libro la lotta operaia e la presa di coscienza collettiva "È una vicenda che suscita emozioni e offre molti stimoli. Perciò coinvolge tanti giovani".

Il caso Gkn ora è un romanzo: "È la mia fabbrica dei sogni"

Il caso Gkn ora è un romanzo: "È la mia fabbrica dei sogni"

È il romanzo della Gkn, la cui vicenda, peraltro, è così ricca di fatti, misfatti e colpi di scena, da sembrare a sua volta un romanzo. Valentina Baronti presenta oggi al Circolo Arci di Porta al Prato (via delle Porte nuove 33, ore 21) il suo esordio letterario, "La fabbrica dei sogni", appena uscito per le edizioni Alegre. Un romanzo nato nella tumultuosa assemblea permanente, tuttora in corso, seguita ai clamorosi licenziamenti del 9 luglio 2021. Valentina si affacciò da curiosa e da cronista del giornale di strada "Fuori binario", di cui è vicedirettrice, e non ha più mollato la presa.

Valentina, quando e come è nata l’idea del romanzo?

"L’idea è nata abbastanza tardi, nell’estate scorsa. Nel corso dei mesi precedenti avevo scritto appunti, pensieri, suggestioni, ma lo avevo fatto per me: volevo mettere a posto emozioni e stimoli suscitati da questa lotta operaia. Poi mi sono accorta che il discorso poteva essere generalizzato, e così dal diario sono passata all’idea del romanzo".

Un romanzo su più piani...

"È su tre livelli. Uno è tipicamente narrativo, con una protagonista inventata, Agata, in gran parte incentrata sulla mia persona, ma non totalmente, perché volevo rappresentare anche esperienze diverse dalla mia, in una dimensione più generazionale. Poi c’è la parte dei sogni, in cui in realtà a parlare sono gli operai, ai quali volevo dare voce, e sono contenta che alcuni di loro, che hanno letto il libro, mi abbiano detto di ritrovarsi in quei pensieri. Il terzo è quello delle lettere: lì sono io che scrivo a ragazzi giovanissimi, raccontando quello che via via incontro alla Gkn e la mia stessa storia. ’La fabbrica dei sogni’ è un romanzo working class e deve necessariamente parlare di chi scrive, perciò racconto le mie esperienze lavorative, la formazione della mia coscienza di classe, rivolgendomi a dei ragazzi che un passaggio del genere probabilmente non ce l’hanno nemmeno come ricordo familiare".

Che esperienze lavorative ha avuto?

"Tanto precariato. Prima durante gli studi universitari, ed era il precariato più spinto, totalmente in nero: baby sitter, distribuzione di volantini, lezioni private... Dopo la laurea in storia contemporanea, avrei voluto insegnare, ma sarebbe stato un percorso troppo lungo e costoso e così mi sono data al giornalismo, e sono stati altri anni di precariato nelle cronache locali. Poi c’è stato un lavoro un po’ meno precario da addetta stampa nella pubblica amministrazione, finché non sono diventata un’impiegata a tutti gli effetti, superando un concorso".

La vicenda Gkn sta attirando alla partecipazione molti giovani. A suo avviso perché?

"Forse perché è una lotta vivace e usa un linguaggio che ai giovane piace, coi video, i social, i graffiti... Si lotta e in aggiunta ci si diverte".

"La fabbrica dei sogni" sarà presentato anche il 14 (Feltrinelli di piazza Repubblica), il 16 (Circolo Arci San Niccolò), il 18 febbraio (presidio ex Gkn). E fra 5 e 7 aprile sarà al secondo Festival di letteratura working class, sempre alla ex Gkn.

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