Guardia medica, riforma fantasma. E ora spunta la proposta dei Cau

Mentre la Toscana aspetta ancora l’applicazione della delibera regionale varata oltre un anno fa

La delibera regionale con cui la Toscana detta le linee guida per il nuovo assetto della guardia medica ha ricevuto l’ok della giunta nel dicembre 2022

La delibera regionale con cui la Toscana detta le linee guida per il nuovo assetto della guardia medica ha ricevuto l’ok della giunta nel dicembre 2022

Firenze, 3 gennaio 2024 – La riorganizzazione della medicina territoriale, di base e il servizio di guardia medica sono un patema d’animo per la Toscana. Già rimbalzata tre volte con polemiche furiose in un decennio, la riforma della continuità assistenziale è diventata legge regionale oltre un anno fa, ammorbidendosi e fornendo solamente le linee guida che ogni Asl avrebbe dovuto elaborare. Ad oggi, dopo la costituzione di un gruppo di lavoro regionale, esistono due bozze (una dei sindacati della medicina generale e una del gruppo medesimo) e varie idee per assecondare le impostazioni richieste dalla delibera e modulare il servizio in base alle necessità diverse dei vari territori, tra cui la sospensione del servizio tra mezzanotte e le otto – da affidare al 118 – in alcune zone, in particolare in città.

Sarebbe già dovuta partire la sperimentazione di postazioni di guardia medica vicino ai pronto soccorso maggiormente affollati degli ospedali che avrebbero dovuto essere selezionati proprio dal gruppo di lavoro. Obiettivo: evitare l’eccessivo affollamento, consentendo agli operatori di concentrarsi sulla gestione dei casi più gravi, sgravati dall’eccesso di inappropriatezza. Le modalità di accesso a queste postazioni dovrebbero essere decise dal gruppo di lavoro e stese in un protocollo. I primi sei mesi di sperimentazione estensibili a ulteriori sei, sarebbero già conclusi se i lavori fossero terminati.

Poi alle postazioni vicine ai pronto soccorso, con i mille dubbi che questa soluzione comporterebbe – i sistemi informatici della guardia medica non dialogano con quelli dell’ospedale, i rischi che un paziente rimbalzi dal triage del pronto soccorso all’ambulatorio esterno e di nuovo al pronto soccorso – si sono aggiunte anche le postazioni da allestire nelle case della comunità già pronte e che hanno al loro interno macchinari di radiologia per evitare, appunto, la transumanza dei pazienti bisognosi di diagnostica per immagini al pronto soccorso.

Insomma, il patema non è risolto. E forse, per prendere il toro per le corna, a questo punto si aspetta la messa a punto del numero telefonico unico per l’assistenza 116117 che, almeno nelle premesse, rappresenta una semplificazione per i cittadini. Dovrebbe indirizzare nel percorso corretto le moltissime chiamate.

Nell’attesa che tutto venga riorganizzato molto poco funziona, nonostante le migliori intenzioni e gli sforzi collettivi. Il bisogno di salute dei toscani è superiore all’offerta di sistema. Anche la guardia medica nei giorni festivi è rimasta ingolfata nell’affollamento di richieste. Onestamente non si può dire che il servizi funzioni come dovrebbe.

E mentre si traccheggia nel prendere decisioni, fors’anche per l’impopolarità che queste potrebbero determinare, nuove proposte avanzano. C’è chi, anche nel gruppo di lavoro regionale, ha chiesto che anche la Toscana, segua la la strada tracciata dall’Emilia Romagna che nel luglio scorso ha varato la riforma del sistema di emergenza urgenza, facendo nascere i Cau.

I centri di assistenza e urgenza sono attivi 7 giorni su 7, 24 ore al giorno in strutture che coprono un bacino d’utenza tra i 35 e i 75mila abitanti. Sono sorte nelle case della comunità ma anche in locali riconvertiti fra vecchi ospedali dismessi e ambulatori fuori uso. Con personale medico, infermieristico, la possibilità di fare analisi ed esami. Per dare risposta alle urgenze a bassa complessità. E noi?

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