PAOLO PELLEGRINI
Cronaca

Gallo Nero, 100 anni e non sentirli. La grande festa del Chianti Classico

Il Consorzio compie un secolo di vita e lancia un manifesto per la sostenibilità e l’identità territoriale

Gallo Nero, 100 anni e non sentirli. La grande festa del Chianti Classico

Gallo Nero, 100 anni e non sentirli. La grande festa del Chianti Classico

Canta forte, il Gallo Nero, per soffiare su una megatorta da 100 candeline. Un secolo vissuto in continua crescita, tra le vigne del Chianti Classico, e che non si conclude ma riparte, lo sguardo al futuro verso un nuovo scenario racchiuso in una sola parola: sostenibilità. Che mai come in questo caso non è un termine frusto e abusato, ma piuttosto il "manifesto" verso una nuova viticoltura, 57 grandi regole a indicare la strada del rispetto: per l’ambiente, il paesaggio, i luoghi e la gente che li abita e ci lavora, la cultura e le sue tradizioni, i consumatori, i turisti. Un compleanno in grande spolvero per il Consorzio del Chianti Classico, celebrato tra l’Accademia dei Georgofili e il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio dove il Vasari in una formella (per l’occasione illuminata da un fascio di luce) dipinse proprio il Gallo Nero, simbolo militare e civico delle terre di Chianti già da diversi secoli.

C’è la benedizione della premier Giorgia Meloni, c’è nel Salone il ministro Francesco Lollobrigida (che per quattro volte nel suo saluto parla di Consorzio Chianti dimenticando quella che è ormai un’annosa e faticosa diatriba, e però storicamente prende il palo perché il termine "Classico" fu aggiunto solo nel 1932) con il viceministro Patrizio Giacomo La Pietra e Mirco Carloni presidente della commissione agricoltura della Camera. Ci sono tutte le istituzioni toscane e fiorentine perché il Consorzio in quel lontano 1924 prese casa proprio in piazza, nel Palazzo Uguccioni, di là dalla statua di Cosimo a cavallo, c’è in pratica tutto il Gotha del vino. Toscano, ma non solo, perché a ragionare di territorio e futuro arrivano i vertici del Barolo e del Porto & Douro, della Borgogna e della Champagne e perfino dell’Oregon. E c’è, comunque, questa bellissima storia che parte in tempi non facili in Chianti per la guerra tra imbottigliatori/produttori e industriali: ecco perché per iniziativa di 33 Padri Fondatori lungimiranti nacque il primo Consorzio del vino in Italia, forte oggi di 500 soci su 7mila ettari di vigneti.

"Incredibile intuizione – dice il presidente Giovanni Manetti – perché dopo cento anni gli obiettivi restano gli stessi: tutela del prodotto e del territorio, sostegno ai produttori verso i mercati". E "geniale idea di marketing – aggiunge – la scelta di quel simbolo, il Gallo Nero, un simbolo visivo forte, non banale perché spiega meglio di tutti come questo prodotto unico, il nostro vino di qualità, nasce da un’alchimia magica tra territorio, natura e persone". Strada lunga, quella che ha portato ai traguardi attuali con l’introduzione della tipologia Gran Selezione, e un anno fa la nascita delle Uga, Unità geografiche aggiuntive, vere carte d’identità del Chianti Classico. Strada che però adesso riparte con il "manifesto della sostenibilità".

"Un elenco – spiega la direttrice del Consorzio, Carlotta Gori – di 57 regole, criteri d’ispirazione ai viticoltori per il futuro". Quattro i pilastri: rispetto dell’ambiente con la capacità di ripetersi nel tempo; sostenibilità sociale, il rispetto delle persone; sostenibilità economica; e infine quella culturale, il massimo rispetto di quello che Veronelli definì "l’anima del vino": la terra, le piante, le persone, i luoghi, le tradizioni. Alcune delle regole: oltre il 20% della superficie agricola destinata a biodiversità; ; crescita di performance nell’energia circolare tra miglior utilizzo delle risorse idriche e studio della propria impronta carbonica. Una bella sfida. Ma alle spalle c’è una storia stupenda, quella che Doctor Wine Daniele Cernilli tratteggia nel suo volume "Sulle tracce del Gallo Nero" (Giunti), da oggi in libreria. Il romanzo del Chianti Classico.

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